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lunedì 24 febbraio 2020

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Recensione Musica: Hiroshima Mon Amour - Here Comes the Hurricane

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Titolo: Here Comes the Hurricane
Artista: Hiroshima Mon Amour
Etichetta: Autoprodotto
Anno d'uscita: 2007
Genere: Indie Pop
Voto: 5

Il problemi sono due, sono profondi e sono inestirpabili.
Il primo: da non molti giorni mi sono imbattuto nel lavoro dei Drink to me. Un lavoro maturo, di livello decisamente internazionale, se capite cosa intendo. Un lavoro eccezionale, partorito da una band praticamente sconosciuta.
Il secondo: come giudicare un lavoro come quello degli Hiroshima Mon Amour? Non è un album, ma un assaggino. Quando mamma urla dalla cucina “Andrea! Assaggia il sugo!”, io corro affamato (sono sempre affamato) e senza troppi problemi ne intuisco la bontà o l’insipidezza.
Individuati i due problemi non è così complesso risolverli: se “don’t panic!, go organic” dei Drink to me era un lavoro valutabile con i miei tradizionali ed arbitrari criteri (voto: 7,5 abbondante), le cinque tracce di Here Comes the Hurricane vanno prese con le molle. Tenterò di giudicare il sale e la qualità degli ingredienti (mi raccomando: fingiamo tutti che il fatto che non io non ne abbia le capacità sia squisitamente marginale).
Ebbene, tutta ‘sta manfrina era una breve introduzione per dire chiaro e tondo che questo lavoro non mi convinceva granchè, che si, gli do cinque, però è un cinque da prendere con le molle, perché se fosse stato un album avrebbe meritato 3,5 quasi 4, che voglio dire gli ingredienti non è che sono malvagi, ma il sale troppo e i condimenti sempre gli stessi.
Ma solo i cretini non cambiano idea. “E allora tu non la cambierai di certo!”, starete sussurrando maliganamente. Invece no: parzialmente, ma l’ho cambiata. Non mi smuovo dal cinque, ma è un cinque vero. Il lavoro è vagamente monotono, chiaramente da smussare. La voce sembra non riuscire ad esplodere e nulla va oltre il musicalmente già sentito, il musicalmente ben fatto e ben suonato. Manca l’eccellenza. Non ci scommetto un euro, ma ci sono gli ingredienti per crescere bene. Crescere per arrivare dove questo è tutto da vedere. Ma non sono feccia.
Tra tutte The Nuclear Age, che finirà dritta nella mia playlist di luglio. Ache è buona per una scampagnata in macchina. Shootin Star va skippata: risparmiate quattro minuti. In quattro minuti, ad esempio, potrei costruire tante case a Sim City 4 (installato questa notte… ah che bei ricordi!). Hollywood (Sounds like A Promise) mi fa venire nostalgia delle scuole medie e di quando per arrivare a scuola prendevo lo skate e non la macchina (e io non ho mai avuto uno skate, e ancora non ho una macchina. Cerco usato di qualità telefonare 3288078639). Infine All Across the nation no, non è male.

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