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mercoledì 23 settembre 2020

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Recensione Musica: Mercury Rev - Snowflake Midnight

I Mercury Rev da un lato provano a mettersi al passo coi tempi e dall'altro scivolano clamorosamente e con un tonfo colossale nel kitsch più osceno e scellerato

23.09.2008 - Alessandra Paolicelli



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Titolo: Snowflake Midnight

Artista: Mercury Rev
Etichetta: Yep Roc Records
Anno d'uscita: 2008
Genere: Dream Pop
Voto: 4,5

Si è bambini, si adorano i carrelli colorati dello zucchero filato, si ama mangiarlo sporcandosi il naso. Poi, magari, si intravede una giostra con dei cavallini dorati, gli si corre incontro e... ci si sale su, a girare e rigirare all'unisono con una musichina bislacca e vagamente alienante. Peccato che il dolcetto fosse andato a male.
Non è usuale che un disco dei Mercury Rev evochi queste immagini, nonostante persino il bislacco "Deserter's Song" avrebbe potuto prestarsi a questo compito, col suo incedere d'altri tempi.
Il silenzio è durato tre anni, il disomogeneo "The Secret Migration" ancora intimorisce alcuni (neppure fosse un clown), ma ecco qui che la band statunitense tradisce il buio del dimenticatoio nel quale era immeritatamente sdrucciolata e porta alla luce ben due album nel corso dello stesso anno: "Snowflake Midnight", appunto, ed il suo compagno "Strange Attractor" che sarà regalato ai fan a partire dalla fine di settembre soltanto facendo capolino nel loro sito ufficiale ed iscrivendosi alla mailing list.
Insomma, i Mercury Rev da un lato provano a mettersi al passo coi tempi e dall'altro scivolano clamorosamente e con un tonfo colossale nel kitsch più osceno e scellerato. Nessuna esagerazione, ai "fan di vecchia data" questo nuovo lavoro sta piacendo (con tanto di affermazioni indubbie al seguito) ma da tempo non si sentiva qualcosa di così terrificante e marcatamente barocco. Di album-calderoni contenenti elettronica trita e ritrita, pop sullo scintillante andante, la solita abusata psichedelia (adorato Barrett, perdonali) e chi più ne ha più ne metta ce ne son tanti in giro, ma mai avremmo immaginato sarebbero stati proprio i Mercury Rev a caderci dentro.
A "Snoflake Midnight", fondamentalmente, manca una direzione, ascoltandolo ci si perde nella mancanza di eleganza, quella che invece dovrebbe caratterizzare un'uscita del genere, arrivando quasi a farci intravedere vecchi fantasmi intrappolati negli anni '80; allora tutto era concesso e la voce sgraziata di Jonathan Donahue avrebbe persino fatto faville (con paillettes rosse e fucsia annesse).
Nove tracce, quaranta minuti di musica, soltanto pochi istanti di respiro dovuti ad "October Sunshine", la strumentale che però non riesce a salvarci dallo strazio. Con "Dream of a Young Girl as a Flower" e "A Squirrel and I (Holding On... and Then Letting Go)" raggiungiamo davvero l'apice di quanto detto su, momenti rovinosi con tanto di lamenti a ritmo con il synth.
Al primo ascolto si rimane interdetti, al secondo si è propensi a dargli una possibilità, poi si smette di crederci, si giunge addirittura allo skip selvaggio... fino ad arrivare alla chiusura della porta che anni prima s'era spalancata sul nostro cuore e in un cielo fatto di melodie delicate e caos saturo di ispirazione.
Non il peggior album di questo 2008 e neppure una delusione tanto immensa: i Mercury Rev in passato hanno fatto bene, qualcuno riesce pure ad amarlo quest'ultimo capitolo, ma di certo c'è che in pochi rispolverano gli altri degni d'essere come il già citato "Deserter's Song", il debutto "Yerself Is Steam" o il controverso "All is Dream", ad esempio.
Per cui forse è meglio tornare ai vecchi capitoli, mentre la giostra continua comunque a trotterellare.

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