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martedì 26 maggio 2020

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Recensione Musica: Esbjörn Svensson Trio - Plays Monk

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Scopro questo disco e la musica di Esbjörn Svensson dopo la lettura di un divertente e al contempo commovente post di Jamie Cullum sul suo blog di myspace.
Il testo riportava un articolo scritto dallo stesso Jamie e comparso sul “The Guardian” del 5 sett. 2008, le cui prime righe iniziavano così :    
 “Being a jazz lover is a hard way to make friends. I had always been acutely aware of this and had always kept my jazz obsession quiet while I was at school, devouring it behind the door of my bedroom and the privacy of headphones...”
Trovandolo molto veritiero ho continuato nella lettura.    
L’articolo era dedicato alla recente scomparsa, all’età di soli 44 anni, dell’amico e pianista svedese Esbjörn Svensson .
Jamie ricorda come scoprì casualmente la sua musica ed in particolare un disco del trio, “Good morning Susie Soho”,  nascosto tra le  “new jazz releases” di un negozio di dischi.
A colpirlo fu la copertina, effettivamente piuttosto atipica .  Molto più simile a quella di un disco dei Radiohead che a quella di un cd jazz, scrive.
In fin dei conti, atipica come la musica di Esbjörn Svensson .

Ma è sull’album E.S.T. Plays Monk che volevo concentrarmi.
Da grande appassionato di musica monkiana, la mia attenzione viene sempre catturata quando sento di riletture e  rivisitazioni dell’incredibilmente ricco repertorio di Thelonious .
Se l’album poi si intitola “ _ _ _ _ _  Plays Monk”  allora un ascolto è dovuto.  
Perché non si tratta in genere di un’operazione facile. Lo stile pianistico di Monk è tecnicamente inimitabile. Qualunque pianista che si volesse cimentare nella prova, probabilmente risulterebbe un po’ ridicolo.  
Mi vengono in mente delle belle parole di Laurent De Wilde, autore del libro “Thelonious Himself”, a proposito :
“ La musica di Monk è inclassificabile, inammissibile. Non perché sia rivoluzionaria, che di per sé non è una ragione, ma perché è un sasso nello stagno che, una volta gettato, cola a picco e scompare. Lo guardiamo affondare, e non sappiamo se dobbiamo seguire con gli occhi questa massa che si inabissa, o contemplare l’onda regolare del suo risucchio. Non c’è niente nel modo di suonare di Monk, per un pianista : nessuno “schema” da rubare, da provare nelle dodici tonalità e risputare al momento opportuno davanti ad una platea di appassionati che potranno apprezzarne tutta la raffinatezza.
Niente. E se ci proviamo, dà fastidio, come un corpo estraneo. E perché questo non dovrebbe mettere a disagio? Cinquant’anni fa già metteva a disagio, e c’è voluta tutta l’ostinazione di Monk per farlo accettare. E la critica, e la storia, non sanno dove sistemarlo, fa disordine. Non si può digerire una pietra. Nessuna filiazione, nessuna grande scuola, nessun padre spirituale, nessun discepolo, nessun allievo. Padre e madre sconosciuti. Senza discendenza. Allora prima di cominciare ad accettare che è così, ci vuole tempo...”
Svensson si accosta alla musica di Monk con furbizia. Cogliendone cioè il suo aspetto più importante : la melodia .
Ne viene fuori una delle versioni più “fresche” ed intelligenti di “I Mean You” che abbia sentito:  un po’ funkeggiante, rilassata, assolutamente diversa, ma appropriata.
L’unica cosa che riporta a Monk è appunto la melodia. Esbjörn Svensson non prova nemmeno lontanamente a “suonare” come Monk, anzi. Jamie Cullum ci vede un “soulful Keith Jarrett”...io non saprei, ma il suo assolo su “I Mean You” spacca.
In ogni caso é la traccia sicuramente più riuscita dell’album, che infatti apre.  Nelle altre, ad eccezione di “Evidence” forse, il trio non riesce ad essere altrettanto ispirato, pur trattandosi comunque di ottimi letture, solo un po’ più tradizionali.  
Ma “I Mean You” vale da sola l’intero disco.
E’ un peccato scoprire la musica di un’altro jazzista solo dopo la sua scomparsa.
                                                                                                        
Tracklist :
1.    I Mean You
2.    Criss Cross
3.    ‘Round Midnight
4.    Bemsha Swing
5.    Rhythm-A-Ning
6.    In Walked Bud
7.    Little Rootie Tootie
8.    Eronel
9.    Evidence
10.    Crepuscule With Nellie

Altri dischi dell’E.S.T. consigliati :
From Gagarin’s Point of View
Good Morning Susie Soho
EST Live ‘95

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