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giovedì 24 settembre 2020

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Cinquant’anni di Mina

30.09.2008 - Valentina Berdozzi



RECENSIONE - La via del basso di Franco Di Donato

Bassista tra i più virtuosi e apprezzati nel panorama italiano ed europeo, pubblica ora un doppio singolo e un...
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SPETTACOLI - La Roma S...Canzonata di Sandro Scapicchio

Venerdì 15 maggio 2015 allo storico Teatro cabaret "Il Puff" di Trastevere lo spettacolo-recital del cantautore...
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APPUNTAMENTI - Enrico Dindo e i Solisti di Pavia

Giovedì 23 aprile, alle 21, presso il Collegio Borromeo di Pavia, una serata all'insegna di Schubert
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http://www.giuseppecirigliano.it/mina_big.jpg“Studio uno”, “Canzonissima”, “Teatro dieci”, “Mille luci”. E poi il leggendario “La Bussola”, il Sanremo del ’60 e il celebre ritornello di “Due note”! Apparentemente ricordi sbiaditi o, semplicemente, in bianco e nero. Un altro mondo, un’altra atmosfera, un’altra Italia – tutta censura e rigore - anche questa in bianco e nero. Ma da quel mondo lontano, emerge un ricordo vivido, colorato, dirompente nella sua carica di novità: il ricordo di una voce splendida, maestosa, versatile e di una ragazza. Il suo nome? Mina Mazzini o, da quel momento per sempre, solo e semplicemente Mina. E’ il 1958, per l’esattezza il 23 settembre del 1958, e sul palco di un minuscolo locale di Rivarolo del Re, in provincia della sua Cremona, sale sul palco una diciottenne destinata a diventare il simbolo di tutta un’epoca di fermento e trasformazione. Gli anni sono solo 18, il fisico è statuario e slanciato, la voce potente e la sicurezza, racconta lei, già quella di una donna matura. Sono passati 50 anni da quel settembre del ’58, quel “compleanno” che Mina stessa celebra con l’editoriale apparso su “La Stampa” lo scorso lunedì, e lei rivede solo la ragazza di provincia desiderosa di cantare su un palco e la lotta sostenuta con i suoi genitori perché le permettessero di esibirsi. Quella era stata, ammette lei, la parte peggiore: convincere i suoi a cantare di fronte ad un vero pubblico, in un vero spettacolo. Vinta ogni resistenza ecco il debutto, con addosso il vestito prestato dalla mamma: ma sul palco non appare l’ennesima ragazza borghese italiana anni ’50, con lo sguardo remissivo, gli occhi abbassati e l’espressione timida, bonaria. Sul palco sale una giovane donna, sicura di sé, della sua voce, immagine di un’Italia che cambia e di una generazione che si sta evolvendo e che non si riconosce in quel paese in cui soli due anni prima la Dama Bianca, la leggendaria compagna di Fausto Coppi, veniva condannata per adulterio. Una piccola, grande rivoluzione, di moda e costume: il fisico slanciato, gli abiti corti sul ginocchio e le mille voluminose acconciature. Il debutto, una sera, in un locale della piccola provincia italiana, le permette presto di raggiungere i palcoscenici più ambiti e portare avanti, da lì, una piccola ma significativa rivoluzione. Su tutto, però, la sua voce. Incantevole e potente.  Quella stessa voce che Louis Armstrong, nel Senremo ’68, aveva definito come “the best voice in the world”; quella vocalità calda, robusta, corposa; quelle sue note uniche, quel suo vorticoso sali-scendi che però sa controllare e gestire senza sbavature. A lei seria, professionista, impeccabile, meticolosa nella sala registrazione, basta eseguire una sola volta il brano da incidere. Quella sala di registrazione che, dal 1978 e dopo i 13 concerti speciali tenuti in quell’estate proprio a “La Bussola” per dire addio al suo pubblico, diventa il suo rifugio. Tante le voci, le spiate, le notizie circolate a giustificare questa scelta, ma mai nessuna conferma ufficiale o altrettanto ufficiale smentita. Solo una certezza: l’eclissi dallo schermo, l’abbandono di quei palcoscenici che l’avevano resa la Tigre di Cremona, l’addio a quelle trasmissioni che sono la storia della televisione italiana a che l’avevano vista nella veste di cantante e di spalla comica di mostri sacri come Totò, Alberto Sordi, Walter Chiari o Vittorio Gassman. Nonostante i 30 anni di assenza dagli schermi televisivi, proprio tramite gli strumenti della sala d’incisione, lei continua a cantare, emozionare, vivere. Da sola o duettando con altri illustri colleghi (Cocciante, Celentano, Giorgia, Vanoni), eseguendo cover famose o dando vita a inediti, re-interpretando brani recenti e non, lei canta. E lo fa, con maestria assoluta, a riparo dagli occhi indiscreti della cronaca e del pubblico. L’unica violazione alla sua latitanza è nel 2001: dal portale di Wind, interpretando il brano sanremese di Alex Britti “Oggi sono io”, tiene incollati allo schermo del pc 15 milioni di utenti. Pochi, pochissimi minuti di grande emozione che fermano il tempo e riportano l’orologio dei ricordi indietro di 50 anni: lo riconducono a quelle immagini di una ragazzina già matura e di una voce, già da donna, che sa incantare, oggi come ieri! Un affetto mai crollato ed un sostegno, una fiducia, una stima, quelli del suo amato pubblico, incondizionati e, oggi più che mai, vivi. Per mezzo secolo di dirompente musica leggera italiana.

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