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mercoledì 27 maggio 2020

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Live Report: Il Teatro degli Orrori @ Circolo degli Artisti

Corpi ammassati che si calpestano sotto lo sguardo di un Capovilla luciferino, con occhi a punta e sorriso sardonico, circondato dalla sua luce rossa

30.09.2008 - Edoardo Iervolino



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E’ già passato un bel po’ dallo scorso concerto del Teatro degli Orrori qui a Roma. Il locale è molto più popolato, sia perchè è sabato sera, sia perchè il gruppo, grazie allo splendido “Dell’Impero delle Tenebre” (RECENSIONE), ha cominciato a circolare in un numero crescente di computer e stereo d’Italia. All’entrata appare da subito chiaro che Capovilla (INTERVISTA), leader e “maschera espressiva” del gruppo, sia insolitamente lucido e in forma nonostante la continuità di date e concerti che stanno tenendo dall’uscita del loro esordio a oggi. Qualcuno li chiama «stimoli», io semplicemente «saperci fare». E Capovilla non è il solo elemento in forma della serata: ci accorgiamo subito che, oltre al solito impagabile Favero al basso (e chitarra in “Maria Maddalena”), anche Mirai e soprattutto Francesco Valente sono in stato di grazia.
L’attacco, come da copione del concerto, è identico al CD: il terzetto formato dalla Shakesperiana “Vita Mia”, da “Dio Mio” (tributo netto agli Scratch Acid di Yow) e dal Fiore del Male “E lei venne!” scuote le prime file che iniziano le danze di un pogo selvaggio. Ed è l’inferno, come presagito dall’acme di “Vita Mia”. Corpi ammassati che si calpestano sotto lo sguardo di un Capovilla luciferino, con occhi a punta e sorriso sardonico, circondato dalla sua luce rossa. Gode, lui, li sopra a guadare gli effetti della sua musica; gode nel vedere che la scossa musicale diviene componente fisica per il suo pubblico. Gode nel sapere che ormai il live è nel palmo della sua mano.
Entrano gli ZU e cominciano le note dallo split delle due band con la canzone “Fallo!” (“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il magma del mare”): due batterie, due bassi, una chitarra, un sax baritono e le espressioni fisiche e vocali di Capovilla. E’ il delirio. Buone le dinamiche chitarra-basso fatte da Mirai e Pupillo, ottime, ovviamente, le ritmiche dei due macinini Valente-Battaglia. Ed è proprio durante questa canzone che parte l’inseguimento tra i due “martellatori” che continuerà molto dopo con l’esecuzione di “Nostalgia” (altro estratto dallo Split). Infatti, dopo le solite ottime esecuzioni del repertorio del Teatro (su tutte ci ha sorpreso l’esecuzione da manuale de “L’Impero delle Tenebre”, sicuramente il brano che dal vivo rende di più, grazie a quel giro di basso ipnotico e ad una ritmica insolita nei suoni), il vero godimento audio/video è proprio arrivato con la seconda esecuzione con gli ZU sul palco.
Nostalgia” è scintillante, unica, perversa e intima allo stesso tempo: un Capovilla imbambolato ha fatto da contraltare al vero spettacolo della doppia batteria. E’ Valente contro Battaglia. Lunghi momenti di spirali ritmiche eseguite con il tachimetro impazzito: Valente vola, picchia e pesta senza dire una parola, con il suo assetto orizzontale dei fusti e dei piatti tipico dei taglialegna reinventati membri di una band musicale. Favero ride, capisce che lo spettacolo è di serie A; ghigna e suda copiosamente. Pupillo tiene botta, cosa non da tutti. Capovilla, con sguardo all’infinito, cerca gli occhi del pubblico e alla fine del brano si butta sulle prime file con balzo da consumato Stage-Diver: dopo qualche secondo “a galla”, cade inghiottito dalla folla. Fa un tonfo a terra, a pochi centimetri dal sottoscritto, terribile: si rialza come se nulla fosse e si fa gettare nuovamente sul palco.
Lezioni di Musica” è la fine, malinconica, di un concerto che conferma il Teatro degli Orrori la miglior band italiana su un palco.

 

Foto da: http://www.flickr.com/photos/fedewild/

 

E lei venne!

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