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giovedì 24 settembre 2020

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Consigli di casa nostra: Lilies on Mars e Arbe Garbe

2 ottimi ascolti di casa nostra

14.10.2008 - Edoardo Iervolino



RECENSIONE - La via del basso di Franco Di Donato

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Lilies on Mars - S/t
(autoprodotto)
Genere: Alternative Rock
Voto: 7,5

Evocativo. In ognuno di noi ci sono dei ricordi, delle immagini, degli odori che aspettano solo il momento di tornare, rinnovati da un lieve sentore malinconico, potenziati alla mente. Le Lilies on Mars riescono dove molti non sono riusciti: ci sorprendono. E come per incanto mi ritrovo a Londra, precisamente in un bar molto chic di Notthing Hill, davanti al mio the bollente, orwellianamente senza zucchero, a fissare le gocce di pioggia rigare la vetrina che dava sulla strada. Notavo tutto: il colore degli ombrelli, il reticolato dei mattoni del muro rosso ocra che si trovava di fronte, il modo di camminare dei pedoni sorpresi da goccioloni di un improvviso temporale estivo. “Maori Legend” e la splendida “Passing By” fanno iniziare e continuare il flusso di coscienza, che diverrà realtà durante l’armoniosa e maligna “My Liver Hurts”. Siamo in odore di Sonic Youth, PJ Harvey, Sigur Ros, Radiohead ed Elliot Smith. Dopo la femminile gravità in sentore di Guano Apes di “Hounourable Horrible Friend”, l’elettro cosmica “No U Turn”, esperimento che potrebbe essere tranquillamente attribuibile a Bjork e di “Insane”, tributo di traumatica intensità ai Portishead  di “Dummy”, è il momento della perla assoluta dell’album: “Hey, What’s Wrong? Wake Up!”. La vena cantautorale di Elliot Smith viene riletta in chiave femminile, e le note, già graziose per loro conto, assumono una sensualità asciutta di altissimo profilo. Solitudine ma non depressione. Monotonia forse ma sicuramente non disperazione. E il flusso di coscienza riparte: ci troviamo di nuovo in quella maledetta caffetteria di Notthing Hill. Ci torna in mente anche quel vociare aspirato che ci circondava: un brusio dai toni sommessi. Sentiamo anche il calore della bevanda e i suoi fumi aromatici: il the migliore della mia vita. Ero solo ma al tepore di un locale accogliente, ligneo e in una atmosfera quasi cristallizzata. Era forse armonia? Ma il viaggio delle due Lilies on Mars continua con “Electric Fits” e la parigina “Et Volià”, che ricalca i toni melodrammatici della musica transalpina. La conclusiva “x2” fa terminare il nostro viaggio musicale che ha avuto un elemento unificante: l’oniricità. E’ un piccolo ritorno alla kosmische tedesca.
Scopriamo, dopo l’ascolto, che le Lilies on Mars si sono trasferite a Londra, vivendo e componendo musica in quei luoghi, e si sente. Hanno fatto tournèe con Franco Battiato, che continua a vedere molto lungo in fatto di musica, e hanno partecipato all’Heineken Jamming Festival.
Album da ascoltare una volta nella vita.

Passing By

 

Arbe Garbe – Bek
(Musiche Furlane Fuarte)
Genere: Folk – Tzigana
Voto: 6,5

Il gruppo folkloristico di Comeglians, Friuli, è tornato: dopo “Jubilaeum” la musica dialettale italiana ha un nuovo album di riferimento. “Bek” dimostra ancora una volta che gli Arbe Garbe riescono in modo sempre migliore ad unire le varie musiche popolati e folk sparse nel mondo, contenendo il tutto in un granitico recipiente di musica tzigana e balcanica. La band capitanata, da Stefano Fattori e Federico Galvani, con il solito accompagnamento di strumenti quali la fisarmonica, il mandolino, il clarinetto uniti ai suoni tipicamente rock di chitarra, basso e batteria, si avvicinano una volta in più alle sonorità famose nel mondo grazie ai Gogol Bordello, distaccandosi leggermente da un’attitudine balcanica non più onnipresente, con buona pace di Bregovic. Con “Sawakalachithca” si respirano addirittura le atmosfere del post punk J-Rock, con il tipico basso dominante. “Lepa Vida” è sicuramente la canzone dove più si nota la commistione di generi e di attitudini differenti: su un tappeto rock si inerpicano armonie zingare e irrefrenabili. Siamo sicuri che la prossima tournèe sarà molto divertente: la band, vero animale da palco, tornerà a farci scatenare con le sue movimentate opere d’arte popolare. Ottimo l’art work, pieno di capre di segnate da bimbi e amici vari (per altro accreditati nome per nome), con un paio di adesivi e una matita che invita a disegnare una “nostra” capra personalizzata. E il popolo torna in piazza per ballare.

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