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lunedì 24 febbraio 2020

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Storia dei generi: Heavy Metal - Cap. XII: Ozzy Osbourne

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Con l’esaurirsi della spinta propulsiva della nwobhm, l’heavy metal inizia ad abbandonare la madrepatria inglese, spostandosi nel continente europeo e (soprattutto) negli States.
Un percorso del genere era già stato anticipato alla fine degli anni ’70 dal mitico Madman (per la verità, non ancora tale), Ozzy Osbourne. E’ proprio la sua carriera solista “americana” che regala al cantante la diffusione di massa della sua immagine come leggenda “maledetta” del rock ‘n roll, e che la costruisce così come è conosciuta ancora oggi una “figura da un lato di una rockstar piena di vizi pericolosi, dallo stile di vita ‘Sesso droga e rock and roll’ e che fa di tutto per vendere più copie dei suoi album, da un altro lato di una persona sensibile e fragile..”.
Per quanto riguarda la formazione originale della band solista del Madman, di “americano” c’è un’influenza stilistica, nel senso che la musica prodotta unisce l’hard ‘n heavy all’inglese (e le influenze della nwobhm) al rock n’roll all’americana (con quel suono che si ritrova parecchio anche nel glam, le rock ballads, quei pezzi di rock leggero e più “commerciale”), ma soprattutto c’è il chitarrista, il grande, leggendario Randy Rhoads, ex-ascia della glam metal band Quiet Riot (vale la pena di ascoltare il loro Metal health).
Gli altri membri della band sono l’ex Uriah Heep Kerslake alla batteria, e gli ex Rainbow Daisley e Airey. L’abitudine di Ozzy di circondarsi di musicisti di altissimo livello non sarà mai smentita.
Il talento e il gusto di Randy Rhoads contribuiscono in maniera particolare a rendere il primo album di Ozzy, Blizzard Of Ozz (1980) un grandissimo disco, una gemma impedibile e un pezzo di storia dell’heavy metal. Si comincia con la potente e travolgente opener  I Don’t Know, e si prosegue con la trascinante, quanto spensierata nel ritornello, Crazy Train. Le due canzoni sono a tutt’oggi forse i due pezzi più famosi e “storici” di Ozzy, sono dotate di riff granitici e di fantastiche melodie, e costituiscono l’apice del disco assieme alla grandiosa Mr.Crowley: Si tratta una perla, a mio parere la miglior canzone mai scritta da Ozzy e soci. Il brano è impreziosito dall’intro gotico e evocativo e dalla chitarra di Rhoads, tanto nella parte del leggendario assolo quanto in quella di chiusura, nella quale giunge a grandi soluzioni melodiche che perfettamente si inseriscono nell’avvolgente atmosfera dark del pezzo. Qui si parla del misterioso esoterista, e cultore della magia nera, Aleister Crowley. Altri pezzi del disco degni di nota, in ogni caso non all’altezza di questi tre, sono Goodbye To Romance e No Bone Movie, che rientrano rispettivamente nelle categoria “rock ballad” e “rock commerciale” (che comunque caratterizzano la produzione del Madman), e Suicide Solution, un pezzo heavy, ritmato ed intenso.
La ricetta- Ozzy viene riproposta dal Madman nel disco successivo, Diary Of A Madman (1981), che idealmente continua il discorso intrapreso dal debut album e non fa scadere il livello. Qui il pezzo-leggenda è la grande Believer, ancora grazie all’atmosfera intensa e alle trovate melodiche del buon Rhoads, ma mitica è anche la title-track, oscura e profonda, dotata di un riff coinvolgente e di una chiusura evocativa ed epica. Il pezzo di rock leggero è You Can’t Kill Rock ‘n Roll, brano dotato di un refrain avvincente, ed a mio parere brano migliore di quelli costruiti sullo stesso “stile” contenuti nel precedente disco. L’ottima apertura è invece affidata alla frustata heavy Over The Mountain e al mid-tempo di Flying High Again. La ballad è Tonight, e la trovo un po’ melensa, a dire il vero. In ogni caso, un altro grande disco.
Nel 1982 arriva una tragedia per Ozzy e per tutto il mondo della musica: Rhoads viene a mancare a seguito di un incidente aereo. Il madman lo sostituisce con il comunque ottimo Lee, che suona sul successivo Bark At The Moon, disco in cui si sente la mancanza del gusto melodico di Rhoads nei pezzi più riflessivi. Comunque il suo successore e lo stesso Ozzy se la cavano ancora alla grande, anzi alla grandissima, con i pezzi più ritmati ed heavy, come la celebre title-track e la speed-song Centre Of Eternity, le canzoni migliori del disco. Il live suonato da Rhoads non esce immediatamente, per rispetto alla memoria del chitarrista sulla quale Ozzy evita di lucrare, ma postumo, nel 1987.
La produzione di Ozzy continua, in realtà con un andamento piuttosto singhiozzante, negli anni ’80 (Ultimate Sin e No Rest For The Wicked) e ’90 (No More Tears, Ozzmosis, The Ozzman Cometh) fino ad arrivare agli ultimi dischi: Down To Earth, del 2001, è un disco heavy rock tutt’altro che brutto, al di là di quello che spesso si dice, sicuramente anzi migliore di tante uscite contemporanee del “genere” . Ciò che non manca mai ad Ozzy, in tutti i suoi 25 anni di carriera solista (più dieci, inclusa la militanza nei Sabbath) sono la teatralità e le capacità di Frontman, e non mancano mai neanche ottimi musicisti. Il penultimo chitarrista di Ozzy è stato Zakk Wylde, un altro chitarrista di cui mi piace molto lo stile, il quale contribuisce a rendere parecchio heavy il suono del Madman. Basti ascoltare il live del 2002, Live at Budokan, per rendersi conto di come il suono roccioso e il fischiare della chitarra di Wylde rendano terribilmente heavy le canzoni di Ozzy. Ora Wylde è sulla cresta dell’onda (si fa per dire) con i suoi Black Label Society, presenti al Gods Of Metal nel 2005. Un’altra cosa che è sempre stata presente è l’immagine di pazzo schizzato, che a tratti, nel suo caso più che in molti altri, sono convinto fosse qualcosa più di una semplice immagine. La fama del Madman è stata sempre quella del pazzoide (d’altra parte, lo dice il soprannome), della rockstar maledetta e piena di eccessi. Certo èche la fama e i soldi, a quanto pare non bastano mai, se Ozzy ha deciso di rovinare la sua immagine figurando come protagonista della sit-com trash The Osbournes, una produzione targata MTV che potrà anche essere simpatica, ma che indubbiamente fa scadere, e non di poco, l’immagine del protagonista. Che il metallo lo perdoni, e sono convinto che lo perdonerà, per la leggenda che ha rappresentato per questa musica. Ed i metallari lo perdoneranno tutti? Don’t ask me.. I Don’t Know!

Ascolti consigliati:

Blizzard Of Ozz (1980); Diary Of A Madman (1981)

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