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lunedì 25 maggio 2020

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Recensione Musica: Mariah Carey - E=Mc²

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Titolo: E=MC²
Artista: Mariah Carey
Etichetta: Universal
Anno d'uscita: 2008
Genere: Contemporary R&B
Voto: 7
Un disco tutto giocato, nel titolo e nelle sonorità. Nel suo undicesimo album, Mariah Carey gioca con le sue iniziali, parafrasando la celebre formula scientifica che ad inizio secolo permise ad Albert Einstein di ricevere l’ambito riconoscimento del Premio Nobel per la fisica; gioca con se stessa, rinnovandosi e sperimentando; e gioca, anche e soprattutto, con la musica e la sua voce. Nell’eterogeneo album, infatti, la cantante americana strizza l’occhio all’R’N’B, avvalendosi di preziose collaborazioni vocali come quella con T-Pain per “Migrate”, Damian Marley per “Cruise control” e Young Jeeyzy per “Side effects”. La rivoluzione canora, già avviata dal pezzo in puro stile r’n’b “I know what you want”, interpretato con il rapper Busta Rhymes ed estratto da “It ain’t safe no more”, prosegue e va avanti spedita. E’ così che nascono pezzi come “O.O.C.”, “Side effects” o “Last Kiss” e “Thanx 4 nothin’”: la voce si fa bassa e suadente, morbida e vellutata, dolce e cadenzata; si modula alla nuove tonalità, lontane dai pezzi e dal sapore delle precedenti esperienze discografiche. E tra le canzoni black e dal deciso sapore hip pop, ecco le ballate:”I stay in love”, “Love story”, “Bye bye” e la conclusiva “I wish you well”, magicamente eseguita su una base di solo piano a sigillare un album in cui l’energia di Mariah è raccolta dentro di sé, in cui la forza è più interiore, pensata e meditata piuttosto che esposta, manifesta o urlata; in cui la consapevolezza è interiore, robusta, solida.  Un album che, attraverso sonorità diverse che spaziano dall’hip pop, al rap al beat dei pezzi prodotti da Will.I.Am e Scott Tourch -gli stessi produttori di “Umbrella” di Rihanna- è un itinerario alla scoperta delle proprie e diverse capacità canore, una mappa alla ricerca di una nuova Mariah, lontana da un cantare più sobrio ed ora alla ricerca di un’espressione moderna e meno ricercata, quasi reinventata. Terza delle 14 tracce che compongono l’album è “Touch my body”, il pezzo anticipatore del cd, rimasto per oltre 20 settimane al primo posto della classifica Billboard e realizzato da Tricky Stewart e The-Dream: dolce fino quasi da essere sdolcinato, sussurrato quasi fino ad essere stucchevole, noioso, ripetitivo e con una Mariah in sfolgorante “star style”. Unica pecca, a mio personalissimo avviso, di un album di tracce inedite ed inaspettate, fresche ed originali; un cd che nell’apparente immediatezza canora della Carey e nel suo trovarsi a proprio agio con le sonorità r’n’b, rivela una forte volontà di sperimentare e cambiare, quasi di rivoluzionare, perfettamente riuscita. Già dal titolo, in cui la cantante è presente con tutta se stessa e il suo nome, lei lo dichiara: questo è l’album di una diva dalla voce potente e straordinariamente varia che ama cambiare e vedere; innovatrice, rinnovabile e mai statica. E queste 14 tracce sono la sua personalissima formula per farlo; o perlomeno, iniziare a farlo.
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