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lunedì 25 maggio 2020

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Recensione Musica: The Verve - Forth

E' un album dilatato su orizzonti lisergici, scorrevole, con quell’anima “pigra” adatta ai pomeriggi di nullafacenza e alle bevute “riflessive” di Forster’s ghiacciata

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Titolo: Forth
Artista: The Verve
Etichetta: Parlophone
Anno di uscita: 2008
Genere: Brit Pop - Rock Psichedelico
Voto: 8,5

Abbiamo voluto aspettare un po’ prima di cimentarci accuratamente nel commento di questo lavoro a causa del suo essere così meravigliosamente multiforme e così incredibilmente evocativo. Sciogliamo subito ogni dubbio: i Verve sono tornati e i pericoli di disco spazzatura sono scongiurati del tutto; anzi, “Forth” è uno degli album più riusciti del 2008. Dopo l’ascolto del patinato singolo “Love Is Noise” abbiamo temuto il peggio, cioè che Ashcroft avesse venduto l’anima al dio del mainstream più becero. Il nostro fu, a suo tempo, un giudizio affrettato: non avevamo fatto i conti con il buon McCabe, chitarra storica del gruppo, e anima psichedelica d’altri tempi, che ha destrutturato, nota per nota, ogni singola canzone aschroftiana per poi riportarla su spartito carica di ogni sorta di possanza psichedelica. “Forth” è suo come di nessun altro: è un album dilatato su orizzonti lisergici, scorrevole, con quell’anima “pigra” adatta ai pomeriggi di nullafacenza e alle bevute “riflessive” di Forster’s ghiacciata. Il menu è ricco e accontenta i palati dei vecchi fan e dei nuovi ascoltatori: la magnifica apertura compostamente rock di “Sit and Wander”; il ritmo catchy del successo radiofonico “Love Is Noise” che, presa singolarmente lascia molti dubbi ma nel complesso del disco guadagna una rispettabilità artistica inizialmente impensabile; la quiete di “Rather Be” colonna sonora di un risveglio primaverile; l’onirica “Judas” complessa e non sempre riuscitissima serie di passaggi di ritmo e d’atmosfera; la plumbea “Numbness” con il suo ritmo lento e le note melliflue di chitarra. Il vertice del disco è senz’altro la cavalcata acida “Noise Epic”, gorgo spiraliforme di più di sette minuti colmo di reminiscenze blues psichedeliche e della voglia del rock più semplice e genuino. Completata da un’esaltante e asciutta recrudescenza di suoni di matrice ’70 nel finale, “Noise Epic” è brano molto complesso ma che arriva subito alle orecchie dell’ascoltatore, senza concedere dubbi d’interpretazione. La conclusione di “Forth” è affidata alla calma pop di “Valium Skies”, tipica composizione di Richard Ashcroft, alle atmosfere rarefatte e cariche di LSD di “Columbo” e alla splendida e conclusiva “Appalachian Springs”, prova magna di Ashcroft che con la sua voce commuove e turba il nostro animo.
Dunque i Verve tornano ai livelli compositivi di “Urban Hymns modificandone però il senso: le canzoni ricalcano maggiormente i lidi di “A Storm in Heaven”, quelli dilatati e più spiccatamente chitarristici, e quindi perdono completamente la propria essenza di hit alla “The Drugs Don’t Work” o alla “Sonnet”.
Abbiamo voluto aspettare tanto a commentare questo album perché volevamo sentire anche l’uscita del nuovo lavoro degli Oasis, “Dig Out Your Soul”, per capire se in Inghilterra di questi tempi si respira aria di miracoli e rinascite improvvise: i fatti parlano chiaro, Oasis e Verve sono entrambi tornati sulla scena con album importanti, a loro modo innovativi e che vanno a siglare un nuovo passo in avanti (notevole soprattutto per gli Oasis rispetto al mediocre “Don't Believe the Truth” e al noioso “Heathen Chemistry”) nella storia compositiva di entrambe le band. Il confronto è vinto dai Verve, che tirano fuori davvero un gioiello dinnanzi cui inginocchiarsi, senza demeriti dei Gallagher che, dal canto loro, hanno dato alle stampe un’opera più che sufficiente.
Alla fine dell’ascolto di quest’album appare chiara anche un’altra verità: Ashcroft da solo può anche rimanerci, ma senza McCabe perde ogni tipo di attitudine rock che tanto è presente nel Verve-sound. Andandosi a rifugiare nei meandri dispersivi della sua cervellotica idea di pop-song, Ashcroft solista riusciva a comporre a fatica una canzone buona ad album, tralasciando però completamente le altre 10 canzoni che servono per far si che un Ep diventi Cd. Lunga vita a McCabe, dunque, e buon ascolto a tutti. Epico.

Noise Epic

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