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domenica 19 gennaio 2020

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Nine Inch Nails - Year Zero

L’anno Zero inizia ora. Nine Inch Nails tornano sulla scena con un album coraggioso, ricco di nuove, interessanti idee, a cominciare da un lancio mediatico senza precedenti.
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Titolo: Year Zero
Artista: Nine Inch Nails
Etichetta: Interscope Records
Anno d'uscita: 2007
Genere: Industriale
Voto: 7.5/10
Noi l’aspettavamo da tempo quest’anno zero. Penne USB contenenti le future canzoni*, siti internet che spuntano come funghi, rilevazioni inedite sul concept dell’album.
Un mese di trepidanza ed infine eccolo, Year Zero, ultimo disco dei Nine Inch Nails, ultima fatica per la mente più oscura e ricca di talento del mondo musicale contemporaneo: Trent Reznor

Ci vuole dire qualcosa con questo disco. Qualcosa che non era riuscito a dirci con il suo ultimo lavoro “With Teeth”.
Strano album quello, impossibile osannarlo , impossibile gridare al miracolo.
Un lavoro sicuramente sopra alla sufficienza ma che non rendeva giustizia al Reznor artista, l’unico capace di interpretare veramente la figura del dannato pre e post 9/11.

Con questo Anno zero, con il suo concept, ci riprendiamo il Trent Reznor signor Autodistruzione della Spirale Discendente. Ci riprendiamo, finalmente, i NIN sporchi d’ossessione e angoscia che venivano fuori dal CD RIGHT di Fragile.

Dicevamo del concept; sarà fondamentale la sua assimilazione ai fini dell’ascolto. Ogni traccia in questo modo troverà il suo posto.
Tuttavia, il primo listening lascerà interdetti i più. Sono dei Nine Inch Nails che musicalmente guardano indietro. Guardano a Pretty Hate Machine, guardano ai primi, acidi Public Enemy, costruiscono, distruggono, poi riprendono e infine annientano iperboli musicali totalmente minimaliste nel loro essere.

Ecco, minimaliste. Questo è l’approccio della band. Suono minimale pronto a plasmarsi a suo piacimento su un’elettronica, fresca, libera, ma soprattutto asfissiante.

“HYPERPOWER!” Ci annuncia fin da subito che le percussioni non smetteranno mai di trapanarci il cervello (con un John Freese pazzesco). Survivalism è il singolo perfetto, contiene tutti gli elementi che giustificano l’esistenza musicale di “Year Zero”.
“Vessel” è la traccia che dice come sarebbe stato un Pretty Hate Machine del 2007, lei insieme al brano successivo, “Me I’m not”, sono il gas acido che si respira per tutto il disco.
Un’ atmosfera arida e spoglia impossibile da trafiggere o perforare.
“The Great Destoyer” con la sua esplosione, con il suo scorrere inatteso, libero da una qualsivoglia forma classica, e’ l’apocalisse che aspettavamo.
L’anno zero inizia ora, su quelle poche ma significative note di pianoforte di “Another version of the Truth”.
Non sappiamo ancora se Joyce e la sua epifania si nascondono dietro “In This Twilight”. Certo è che ora respiriamo aria diversa, più dilatata accessibile al nostro organismo.
La rassegnazione? No. Quella rimane, uccidendo noi e la nostra apologia finale (“Zero-Sum”)

Suona dannatamente elettronico quest’ Anno Zero. Depeche Mode e Aphex Twin si rincorrono per tutta la durata del disco L’elettronica, lei, solo lei, e’ la protagonista di quest’album. Pianoforte? Chitarra? Niente. Tutto scomparso.
Finito il tempo delle dilatazioni enfatiche alla Closer. Finito il tempo del cantato ricco di pathos di Raznor.
Eppure e’ questo cio’ che volevamo. A quarant'anni uno puo’ anche smettere di sperimentare e legarsi ad uno stile fino alla tomba.
I Nine Inch Nails non sono questo. Trent Reznor non e’ questo. Year Zero e’ l’unica, possibile, evoluzione per un sound apparso in pericolo dopo l’uscita di With Teeth e invece ora tornato su livelli inaspettati di freschezza e lucidità compositiva.

Tutto questo lasciando i due monoliti lassù, in alto, nell’olimpo della musica del novecento; liberi da scomodi e inutili paragoni.

* Le chiavi USB: Il 14 febbraio 2007 in un concerto dei Nine Inch Nails a Lisbona in uno dei bagni del locale è stata trovata una chiave USB contenente il file MP3 di "My Violent Heart", una delle tracce del prossimo album. Un'altra chiavetta con questa canzone è stata ritrovata allo stesso modo in un concerto a Madrid nei giorni successivi.

Il 19 febbraio è stata trovata un'altra chiavetta a Barcellona, questa volta contenente la traccia "Me, I'm Not".

Di nuovo, il 25 febbraio a Manchester, è stata trovata una terza chiave USB con all'interno "In This Twilight" e una immagine in cui si vedono le lettere giganti che compongono la scritta "Hollywood" distrutte. Si tratta di un rimando ad un nuovo sito creato per la commercializzazione dell'album, Hollywood In Memoriam.[1]

L'ultimo episodio risale alla notte del 7 marzo 2006, quando in occasione del primo concerto dei Nine Inch Nails a Londra sono state ritrovate più chiavette USB contenenti il video di Survivalism (tratto da qui).
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