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giovedì 09 aprile 2020

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In memoria di un poeta

22.11.2008 - Marzia Pitirra



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Il Festival del Cinema di Roma ha voluto rendere un omaggio a Fabrizio De Andrè in vista del decimo anniversario della sua morte; i film dedicati al cantautore genovese sono stati due:”Effedia” film-documentario della giornalista Teresa Marchesi, prodotto da Dori Grezzi, nel quale sono stati raccolti molti video inediti sulla vita e sulla musica di Faber, soprattutto sulla sua passione per i canti popolari e dialettali; il secondo film,”Amore che vieni, amore che vai”, è invece tratto dal romanzo “Un destino ridicolo” scritto a 4 mani da Alessandro Gennari e Fabrizio De Andrè , che racconta la Genova degli anni ’60 divisa tra amori e malavita.
 “Effedia” è stato premiato dal pubblico e  dalla critica, mentre il film di Costantini non è stato apprezzato da Dori Grezzi che ne ha preso le distanze, ma da entrambe le rappresentazioni è comunque emersa  la volontà di ricordare una figura che è ancora presente, con la sua vita, le sue parole e la sua musica nella memoria di questo paese.
I testi di Fabrizio De Andrè rimangono di una sconvolgente attualità e non è un caso che un disco quale “storia di un impiegato” si stia rivelando un manifesto anche per le battaglie di oggi e che, tra i tanti slogan degli studenti in piazza contro i tagli all’istruzione, spicchi sui manifesti la famosa frase “per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”.
La rivoluzione del cantautore genovese fu quella di cercare una poetica che andasse fuori dai soliti cliché, ma che emergesse da ogni aspetto della vita umana, che cantasse i diversi, gli emarginati, gli ultimi .
 La musica poteva regalare una “goccia di splendore” anche a chi dalla vita non si aspettava più niente, per il suo mestiere, per le sue origini, per le sue idee; ed ecco che proprio quelle persone si vedevano protagoniste di una storia che gli restituiva tutta l’umanità e tutto il rispetto del quale non avevano mai goduto.
Una prostituta uccisa da un delinquente a 16 anni divenne la dolce ragazza protagonista de “La canzone di Marinella” , per la quale il cantante affermò “la storia di quella ragazza mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte”; un'altra prostituta, quella cantata in “Via del Campo” diventa “una bambina, con le labbra color rugiada..”;
dopo le prostitute è la volta di difendere i carcerati ed i poveri, che non devono vergognarsi di aver rubato il pane, perché“ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame”, come ci ricorda Faber in “Storia di un impiegato”.
Ne “La Buona Novella”, troviamo tutta l’umanità di Cristo,  che muore in croce con la madre piangente al suo capezzale, senza dimenticare però che con Maria altre due donne piangono disperatamente la morte dei propri figli, le madri dei due ladroni crocifissi al fianco di Gesù.
Nei testi di De Andrè, minoranze etniche, pedofili, transessuali, assassini e matti, trovano un rifugio sicuro dall’ipocrisia e l’emarginazione della vita reale, ma soprattutto trovano la loro assoluzione; sono state le parole di un poeta genovese, morto quasi 10 anni fa, a ricordare che gli uomini, “se non sono gigli, sono sempre figli, vittime di questo mondo”.

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