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martedì 31 marzo 2020

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Recensione Musica: Extra Life - Secular Works

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Titolo: Secular Works
Artista: Extra Life
Etichetta: Planaria
Anno di uscita: 2008
Genere: math-rock, progressive
Voto: 7,5
Siamo realisti: il math-rock è un genere giunto al capolinea e di gruppi che incrociano riff noise e batteria alla This Heat non se ne può davvero più, a maggior ragione se privi di qualsivoglia personalità. È quindi lecito approcciarsi con diffidenza a un disco che ha tutte le carte in regola per essere classificato in tale genere: i tempi dispari ci sono, il rumore pure, i brani lunghi e tortuosi idem; cosa eleva dunque questi “Extra Life” dalla massa del math-rock? Tre cose soprattutto: la melodia, gli arrangiamenti e l’atmosfera.
La melodia perché i pezzi sono coerenti, compatti, vanno a segno e si memorizzano in fretta, eludendo il peggior difetto del genere, ossia quello di scadere in canzoni senza capo né coda, concepite come sequenze tortuose di riff concatenati senza una coerenza nel loro insieme. Gli arrangiamenti perché non ci troviamo di fronte all’ennesimo power trio, ma ad un ensemble che non disdegna l’uso di archi per tracciare le linee guida dei pezzi, abbellendo i pattern e talvolta smussandone gli spigoli. Per ultima l’atmosfera, dato che “Secular Works” è un potpourri di sonorità etniche e classiche medievali, che sfrutta il math-rock come mezzo - e non come fine - per elaborare un linguaggio musicale di ampio respiro che incrocia tradizione e contemporaneità; un’operazione non molto dissimile da quella compiuta negli anni Sessanta dai Pentangle.
Menzione d’onore per il sound, con chitarre dalle note secche, legnose e perfettamente delineate, che combaciano alla perfezione tanto con gli arrangiamenti d’archi quanto con la batteria spigolosa ed efferata.
“Blackmail Blues” è il manifesto degli Extra Life, un susseguirsi di loop circolari, archi minacciosi ed esplosioni sempre calibrate al millimetro, mentre il cantante accompagna le trame musicali con i suoi gorgheggi epici; il finale è una sorpresa, con la canzone che sembra incepparsi, ripetendo l’ultimo passaggio molte volte prima di concludersi. Il lato più math-rock del gruppo trova sfogo in “I Don’t See It That Way”, una giungla di tempi dispari da cui si levano canti di battaglia; decisamente meno serrata e più astratta è “I’ll Burn”, pezzo di dieci minuti diviso in due parti: prima arpeggi di chitarre che fluttuano nel vuoto, poi una fiaba medievale delicatissima decantata a più voci tra corde di violino pizzicate.
Fatta eccezione per qualche eccesso nella parte finale dell’album, ogni pezzo di “Secular Works” può dirsi ottimo e memorabile, combinando alla perfezione rumorismo pensato e melodia tradizionale.
La breve “Bled White”, per sola voce, è una chiusura degna di un ottimo disco che tolta qualche lungaggine potrebbe dirsi perfetto; lavori come questo dimostrano come l’attitudine del progressive rock abbia fatto germogliare i suoi semi anche in territori impensabili, figliando realtà sperimentali e coraggiose come questi Extra Life, che ci sentiamo di raccomandare caldamente.

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