Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


giovedì 01 ottobre 2020

  • MP News
  • Musica

Recensione : Animal Collective - Merriweather Post Pavilion

Indie-Pop?

19.01.2009 - Federico Romagnoli & Alessandro Nalon



RECENSIONE - La via del basso di Franco Di Donato

Bassista tra i più virtuosi e apprezzati nel panorama italiano ed europeo, pubblica ora un doppio singolo e un...
Leggi l'articolo

SPETTACOLI - La Roma S...Canzonata di Sandro Scapicchio

Venerdì 15 maggio 2015 allo storico Teatro cabaret "Il Puff" di Trastevere lo spettacolo-recital del cantautore...
Leggi l'articolo

APPUNTAMENTI - Enrico Dindo e i Solisti di Pavia

Giovedì 23 aprile, alle 21, presso il Collegio Borromeo di Pavia, una serata all'insegna di Schubert
Leggi l'articolo

Titolo: Merriweather Post Pavilion
Artista: Animal Collective
Etichetta: Domino
Anno di uscita: 2009
Genere: Indie-Pop?
Voto: 3

 

In opposizione al plebiscito da cui il nuovo Animal Collective è stato accolto, troviamo una minoranza di duri-e-puri che criticano il duo per l'essersi svenduto. In pratica, questo sarebbe un disco pop, e chi li ama sin da quando erano sporchi e selvaggi non può tollerarlo. Fermi tutti, c'è un inghippo: se il disco merita delle critiche, e le merita, è proprio per il suo non riuscire neanche a sfiorare il concetto che si nasconde dietro le tre magiche letterine. Cosa significa 'pop', sostanzialmente? Canzoni. Ebbene, dov'è il pop, non contenendo questo disco una canzone che possa dirsi tale?
L'equivoco nasce forse a causa degli arrangiamenti, più puliti rispetto al passato, e dai ritmi, decisamente meno tribali: i beep sintetici messi a coprire ogni cosa generano inoltre una patina sicuramente appetibile. Il punto è che non ci sono melodie vere e proprie, non una strofa, non un ritornello, le voci sembrano concepite separatamente dalle canzoni e distribuite senza criterio, o magari secondo un qualche sconosciuto algoritmo, in quanto non corrispondono in alcuna maniera al substrato strumentale. Incapaci di scrivere canzoni convincenti, Avey Tare e Panda Bear ripiegano su giungle di rumorini tremolanti e illogici, e su basi elettroniche che comunque dicono ben poco di nuovo (siamo poi così distanti dagli assai più meritevoli Mercury Rev di "Snowflake Midnight"?). Persino i Throbbing Gristle dispongono di refrain più appiccicosi di questi: cosa vuole dimostrare il fastidioso wall-of-sound di “In The Flowers”? Dov’è il senso di “Summertime Clothes”, pezzo confusionario cantato con modulazioni vocali che richiederebbero mezzi espressivi ben più maturi? Poi il colpo di scena: in “My Girls” i due sfiorano la melodia compiuta, ma la capacità di sintesi non è di casa, difatti preferiscono dilatarla eccessivamente e chiuderla in caciara piuttosto che elaborare un motivetto convincente; peggio ancora "Guys Eyes", che sfiora il noise, altro che pop!
Esempio singolare di musica aleatoria, questo disco sembra costruito in maniera del tutto casuale.

My Girls

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.