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sabato 26 settembre 2020

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Intervista a David Turner dei Long Fin Killie

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David Turner è stato il batterista nei primi due album dei Long Fin Killie, una delle band britanniche più preziose degli anni Novanta, culto assoluto per i pochi che li ricordano. La loro musica era un coacervo di generi che potremmo definire post-rock in quanto non troveremmo davvero altre parole: un tangibile superamento di certe barriere, all’insegna di un qualcosa di estatico, pan-etnico, denso di sfumature.
L’intervista ci mostra un uomo vivace e simpatico, che nutre un certo rancore verso la musica commerciale, e possiamo comprenderlo in fin dei conti, vista la apatica fine dei Long Fin Killie, nell’indifferenza generale. D’altro canto va detto che per i loro dischi il culto è maggiore ogni anno che passa, e chissà che prima o poi non gli venga riconosciuto lo status di classici, come meriterebbero. Nota a margine: tradurre il tutto in italiano non è stato facile, visto che il Nostro si esprime con espressioni colorite e non lesina in slang, ma abbiamo lavorato per ottenere un buon risultato, speriamo possiate apprezzarlo.

Tanto per cominciare, parliamo della Too Pure, che ha chiuso i battenti qualche mese fa. La storica etichetta ha a suo tempo distribuito l'intera discografia dei Long Fin Killie, ed ha scandagliato il Regno Unito alla ricerca di band sperimentali quali Moonshake, Pram, Laika, Seefeel, Jack e molte altre. Ci sai dire qualcosa dei suoi membri fondatori, Paul Cox e Richard Roberts?
In realtà non ne so molto, perciò non ti dirò niente a parte che li trovavo dei tizi a posto. Richard guidava la sua macchina come se fosse una vettura di James Bond, e Paul era sempre al telefono. Mi chiedo se alla gente che è al telefono tutto il tempo crescano le orecchie. Hai idea di come sembrerebbe Paul adesso? Probabilmente a quest'ora deve aver già acquistato la capacità di volare.

Domanda pleonastica: cosa pensi della loro chiusura?
Penso sia un peccato che le etichette chiudano, ma la Too Pure ha lasciato una grande impronta sull'evoluzione della musica. La musica che hanno distribuito parla per loro: avrebbero potuto scritturare band da un singolo e via che gli avrebbero fruttato soldi, ma non l'hanno fatto e li rispetto molto per questo.

Abbiamo parlato di un'etichetta chiusa di recente, perciò mi piacerebbe conoscere la tua opinione sul download di musica da internet e sul file-sharing.
Non ne sono un fan. Per creare musica ci vogliono tempo e molti soldi, perciò perché dovrei poter ottenere gratuitamente la musica di altra gente?

Parliamo un po' dei Long Fin Killie: credo che "Houdini" sia uno straordinario esempio di musica innovativa e allo stesso tempo piacevole. Dream-pop ("Unconscious Gangs Of Men"), post-punk ("Love Smothers Allergy"), grunge ("The Lamberton Lamplighter"), folk ("Hollywood Gem"), world-music ("Montgomery")... un sound che esplora veramente ogni direzione. Questa varietà è dovuta ad una scelta predeterminata o è fuoriuscita spontaneamente durante il processo di registrazione?
Tutte le canzoni che hai citato le suonavamo anche live, perciò concepirle non è stato difficile. Avevamo solo una settimana a disposizione per registrare e mixare "Houdini", quindi non c'è stato molto tempo da dedicare all'improvvisazione.

Chi ha deciso di utilizzare strumenti particolari come bouzouki, marimba, hammer dulcimer? Vi siete lasciati influenzare dal folk mediterraneo e africano?
Per la verità, credo di no. Tutta la musica che senti è quella di quattro tizi che suonano inseguendosi a vicenda. Però devo dire che Luke [N.d.R. – Sutherland, cantante dei Long Fin Killie] ed io eravamo grandi appassionati di musica medievale.

Anche se è molto variegato, il sound di "Houdini" non perde in integrità. Al contrario, quando penso ad "Houdini" ne penso come ad un lavoro coeso fatto di riflessi dreamy, chitarre espanse e strani suoni percussivi. Credi che parte del merito vada attribuito alla produzione? Puoi dirci qualcosa di colui che curò il tutto, Jamie Watson? E' davvero impossibile trovare informazioni al riguardo sul web...
Jamie era la persona migliore che potessi sperare di trovare in studio. Diventò nostro amico. Non so cosa stia facendo attualmente, ma spero stia bene. Credo che abbia un'etichetta chiamata Human Condition.

I testi di "The Heads Of Dead Surfers" sembrano al crocevia tra poesia naturalista e pop art. Iniziano con tutte queste figure perfette ("adone di mezz'età", "semidio sulla quarantina", "Achille da spiaggia") e elementi moderni ("costumi da spiaggia per designer", "lozione solare"), quindi un mix di afflato storico e riflessioni sulla condizione umana ("rispingemmo indietro i Mori fino al mare / e ora cavalchiamo le loro onde", "e biascicò qualcosa sulle / vibrazioni positive del mare / e sull'essere tutt'uno con le onde"). Chi ha scritto i testi, e cosa ci puoi suggerire per interpretarli?

Oh cavolo, avresti fatto meglio a porre questa domanda a Luke: è stato lui a scrivere tutti i testi!
[N.d.R. – !!!]

Raccontaci cosa ti ricordi della collaborazione con Mark E. Smith.
Ah ah, un grande! Luke scrisse a Mark e gli chiese se avrebbe voluto fare qualche parte cantata su "Heads (...)", così lui venne in Scozia, nello studio di Jamie. Mi ricordo che sono uscito dal bagno e lui era lì. Mi presentai: "Ciao, io sono Dave", e lui: "e chi cazzo saresti?". Gli risposi che ero il batterista e lui mi passò una lattina calda di Lager Super Strong dicendomi: "Bella lì, scolala giù per quella cazzo di gola". Il tipo più strambo che abbia mai incontrato, in pochi eguagliano il suo spirito. Quando dice "A & R man's dream" alla fine della canzone, si riferisce alla musica sopra la quale ha appena cantato, non so se capisci [N.d.R. – A & R è la sezione Artists and Repertoire di una casa discografica. Cantando "il sogno di tutti gli impiegati A & R'", Smith si riferisce al fatto che la canzone sia la più orecchiabile del disco, e che possa quindi essere sfruttata per il suo lancio commerciale, pur non cedendo al compromesso con l’orecchiabilità fine a sé stessa].
Il suo manager mi ha raccontato una storia su di lui che credo non sappiano in molti. Mi ha detto che una volta ne aveva avuto abbastanza di Mark e gli aveva detto che era finita, che si trovasse qualcun altro. Una settimana dopo gli arrivò una cassetta per posta con scritto sopra "magpies" ["chiacchieroni"]. La ascoltò e c'era Mark che parlava al suo gatto nel suo giardino sul retro, per un'ora e mezza. Questo era il suo modo per chiedergli scusa. Fantastico.

E cosa mi dici del tour con Brad Laner e i Medicine nel 1995?
Non ho molto da dirti su di lui. Credo fosse un tipo a posto. Amo il resto dei membri dei Medicine, però. Jim ha suonato con i Birds una volta: il batterista aveva una gamba messa male e così Jim fu assunto per suonare la grancassa per un tour in America, ma gli fu solo concesso di suonare la cassa mentre il batterista dei Birds faceva tutto il resto. Sono contento per Eddie: mi ricordo che guardavo Beck alla tv e lo vidi suonare il basso per lui. Invece Jim dovrebbe avere un programma tutto sua alla televisione. E' un genio!
[N.d.R. – David non ha fatto nessuna distinzione fra i due Jim che suonavano nei Medicine, quindi non abbiamo capito se quello che lavora in televisione sia Putnam, il chitarrista, o Goodall, il batterista.]

“Valentino” è un album leggermente differente rispetto a “Houdini”: le canzoni sembrano più pop e allo stesso tempo più nervose, spigolose. Dicci qualcosa sul suo processo di registrazione.
In pratica fu identico. La musica dei Long Fin Killie consisteva solo in noi che provavamo, sceglievamo delle parti della jam che ci piacevano, le modificavamo un po', le univamo insieme: ecco pronte le canzoni.

Adesso veniamo a qualcosa su di te. Quanto importante è il ruolo del batterista innestato in una band così tanto basata sul ritmo come i Long Fin Killie, dove così tanto ruota attorno alle connessioni ritmiche dell'intera band? Tutto questo comporta una perdita d'importanza della batteria o apre nuovi territori?
Tutto ciò che ci piaceva in musica ruotava attorno ai ritmi, perciò sì, è importante. Crearne di nuovi è la strada per progredire, e nell'ultimo periodo non ne ho sentiti molti nuovi - a dirla tutta, nessuno -, mi sembra che tutti facciano singoli da una botta e via, e si tratti solo di essere alla moda. E' triste. Dove sono finiti lo spirito e la passione? Dove sono i nuovi My Bloody Valentine? L'immaginazione ci ha lasciati, guardiamo lo schermo e lui pensa per noi.
 
Adoro il tuo stile alla batteria. Come sei riuscito ad adattare i ritmi drum'n'bass alla vostra musica? In particolare che tipo di aggiustamenti hai dovuto fare per innestarli su strutture metriche dispari, come in "Love Smothers Allergy"?

Prima che mi unissi ai Long Fin Killie suonavo in una band punk chiamata The Love Tractor, ed erano musicisti eccezionali. Luke ci venne a vedere e poi mi chiese se avrei voluto suonare con una sua band, che si chiamava Hind, e ovviamente accettai. Dopo un po', mi chiese se avrei voluto suonare nei Long Fin Killie: a quel tempo erano la mia band preferita! Non potevo non dire di sì. Il loro batterista precedente era molto bravo e professionale. Le cose che dovevo suonare non erano semplici, spesso Luke mi chiedeva se pensavo di riuscirci... una volta mi presi male per quanto faticai dietro ad un ritmo praticamente impossibile. C'erano un sacco di parti davvero complesse, che richiedevano di passare costantemente da impostazione mancina ad impostazione destrorsa. Questo per emulare il sound di Colin e Phil [N.d.R. – Greig e Cameron, basso e chitarra dei LFK], che facevano la stessa cosa con i loro strumenti, e credo fosse una nostra caratteristica peculiare.

Perché lasciasti la band?
Semplicemente, proseguii in altri progetti. Non ci sono mai stati risentimenti tra di noi, e non ce ne sono tuttora. I ragazzi dei Killie sono i numeri uno!

"Amelia" non è un brutto album, ma è come se sentissi che senza di te, ai Long Fin Killie mancasse qualcosa. I ritmi sono troppo regolari e il suono è un po' monotono. Cosa pensi di quel disco?
Beh, credo che la batteria sia stupenda, anche se non saprei dirti cosa sia vera batteria e cosa sia drum machine. Ad essere onesti, l'album non mi piace molto.

Dove vivi attualmente e di cosa ti occupi? Dicci tutto ciò che vuoi di te e del tuo nuovo progetto musicale, Disco Haircut Astronaut.
Vivo ad Highgate, Londra, e sono tornato a fare il muratore perché con la musica non fai soldi - a meno di essere Britney Spears. Disco Haircut Astronaut sta partendo, la roba che ho messo su MySpace non è che un assaggio. Per adesso fa un po' schifo, ma sto scrivendo delle canzoni fatte e finite, che usciranno entro un anno. In sostanza utilizzo una batteria elettronica, e il progetto mi piace. Grazie per le domande molto interessanti, e un saluto a tutti.


L’intervistatore ringrazia Matteo Villa, Alessandro Nalon, Marco Sgrignoli e Matteo Losi per il sostegno e la collaborazione.

 

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