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giovedì 06 agosto 2020

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Live Report: Ufomammut + Morkobot + Lento @ Circolo degli Artisti

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Come spesso accade il Circolo degli Artisti è il locale, il luogo e il contenitore migliore per i live delle band underground italiane, europee ed intercontinentali di tutta l’Italia centrale. A questo giro tocca salire sul prestigioso palco ad una triade di gruppi, che sono la pura avanguardia “–core qualcosa” italiana: Lento, Morkobot e Ufomammut. Tre nomi evocativi, forse complicati e sicuramente impegnativi.
Andiamo con ordine: i primi ad esibirsi sono stati i Lento, una band romana composta da tre chitarre, un basso e una batteria, ormai in tour perenne in giro per l’Europa e conosciuti fuori molto più che in terra natia (strepitoso il loro punto di vista sull’esaltante accoglienza che hanno ricevuto in Belgio, storia che mi hanno raccontato direttamente loro a fine concerto). La band dopo i successi di pubblico e critica di “Earthen” (2007) e la loro comparsa in “Idolum” (2008) dei colleghi Ufomammut, ha elaborato un sound molto particolare di sicuro impatto emotivo e certamente elaborato in fase di registrazione e missaggio. Continui “strati” sonori, infatti, si alternano in primo piano con violenti intermezzi e assalti strumentali in piena tradizione doom/sludge. Nonostante il volume poderoso e il tiro ai limiti dell’immorale, la serata non è andata tutta liscia: oltre ad un paio di problemini tecnici che li hanno inevitabilmente distratti (una spia che gracchiava un po’, un cavo di qualche pedale che non lavorava come avrebbe dovuto), la fonica non riusciva a descrivere appieno il loro sound, banale solo alle orecchie dei profani/stolti. Il mood che usciva era sconveniente e non riusciva a rendere giustizia ad una band ottima in studio quanto, solitamente, dal vivo. Nonostante tutto, i Lento rimangono una delle più interessanti realtà italiane. Nota di merito va a “Hadrons”: il ritratto della vita convulsa in un formichiere marcito messo in musica.
Poco dopo è il turno della seconda esibizione: sul palco entrano i tre Morkobot (due bassi ed una batteria…sì, avete letto bene). Paladini dello spazio extraterrestre si fanno chiamare Lin, Len e Lan, provenienti da chissà quali zone della galassia. Dopo il loro ultimo album “Morto” (2008), fantastica opera omnia del loro sapere musicale, e i precedenti “Mostro” (2006) e “Morkobot” (2004) eravamo molto curiosi di sentirli dal vivo. La loro esecuzione perfetta di tutto “Morto”, il loro impatto space-noise, la loro tecnica assolutamente inumana (spesso la mia mandibola calava un po’ in giù, al livello dell’ombelico, nel vedere le acrobazie tentacolari del batterista) e il loro utilizzo esplosivo delle effettistiche applicate al suono del basso li rendono unici nel panorama nazionale e non. Un sound pulito, cambi di ritmo eseguiti con classe d’altri tempi e un muro sonoro senza eguali hanno caratterizzato la serata. Se vi passano vicino casa non vi perdete per nessuna cosa al mondo un loro live. Il dubbio che siano effettivamente alieni ci pervade ancora le stanche membra.
I conclusivi Ufomammut, band di Tortona (basso+synth, chitarra e voce) con quattro album alle spalle, hanno fatto la loro parte, accontentando il pubblico, accorso prevalentemente per vedere loro, grazie alle loro sonorità sludge-stoner e ai loro caratteristici giri ritmici composti con note e granito. Headbanging allo stato puro ha accompagnato tutta la durata della loro esibizione, condotta magistralmente dal gargantuesco e luciferino chitarrista Poia.
Una serata hard, a dimenar teste su e giù. Una serata poderosa a vedere band che sanno il fatto loro. Una serata strana, tutta made in Italy.

 

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