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Recensione : El-Ghor - Mercì Cucù

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Titolo: Mercì Cucù
Artista: El-Ghor
Etichetta: Seahorse Recording
Anno di uscita: 2009
Genere: Indie Rock
Voto: 7

 

Nonostante la nostra ormai rinomata fatica ad ascoltare album in lingua francese, ci siamo impegnati ugualmente a seguire le note degli El-Ghor, band italiana di indie rock, in questo nuovo album battezzato “Mercì Cucù”. La nostra difficoltà iniziale, dettata soprattutto dal nostro già citato preconcetto verso la francofonia, è stata ben presto superata: “Mercì Cucù” è un album da 7 pieno. Un indie nostalgico dai suoni non “twang”, (fortunatamente) lontani quindi dalla modaiola ultima sfornata inglese di Arctic Monkeys e co, armonie quasi jazzate che descrivono linee armoniche pacifiche, sempre sull’orlo dell’esplosione sonora quanto di un delicato ambient. Le coordinate, per chi segue la scena italiana, sono le stesso di Blessed Child Opera e Rohmer, con un pizzico di rabbia in più e momenti più rock. Dei Marlene Kuntz tzigani e francofoni. Il nostro è un cercare di descrivere una musica priva di riferimenti evidenti, senza una netta riconducibilità a gruppi pregressi: quando un recensore fa fatica ad esprimere sensazioni immediate vuol dire che si trova dinanzi ad un lavoro che lo ha spiazzato. E questo “Mercì Cucù” lo ha fatto positivamente. Canzoni rapide, fruttate come un Bordeaux ma sanculotte nell’animo: un punk snob, qualcuno lo definirebbe, probabilmente errando.
Chitarre, archi, fiati, tastiere espandono a meraviglia una base ritmica onnipresente. La voce, rabbiosa o suadente in base ai momenti, è il collante che tiene tutto unito: l’ultimo tassello di un puzzle cosmopolita italo-anglo-francese.
La nostra preferita è senza dubbio “Laisse nous la mer”, uno strano mix tra i Placebo del primo periodo e del funky-ska di non facile classificazione. Delicatissimo il divertissemant di “Cucù-tête”, strumentale per piano e violino; fortemente evocativa anche la ribelle “Qu'est-ce que vous voulez?” che dopo una prima parte jazzata, squarcia sé stessa caricandosi a molla grazie ad un riff rock da applausi a scena aperta che si unisce allo svisare di un violino zingaresco. Particolarissima infine “Miss Marianne”, un determinato math rock che si sbrodola in un malinconico ritornello “chanson francaise”.
Se continueranno così, li vedremo in giro per festival europei di primo piano: e, forse, se lo meritano già oggi. L’originalità deve andare al potere.

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