Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


martedì 26 maggio 2020

  • MP News
  • Musica

Recensione : Acid Mothers Temple & The Melting Paraise U.F.O. - Interstellar Guru And Zero

30.03.2009 - Edoardo Iervolino



RECENSIONE - La via del basso di Franco Di Donato

Bassista tra i più virtuosi e apprezzati nel panorama italiano ed europeo, pubblica ora un doppio singolo e un...
Leggi l'articolo

SPETTACOLI - La Roma S...Canzonata di Sandro Scapicchio

Venerdì 15 maggio 2015 allo storico Teatro cabaret "Il Puff" di Trastevere lo spettacolo-recital del cantautore...
Leggi l'articolo

APPUNTAMENTI - Enrico Dindo e i Solisti di Pavia

Giovedì 23 aprile, alle 21, presso il Collegio Borromeo di Pavia, una serata all'insegna di Schubert
Leggi l'articolo

Titolo: Interstellar Guru And Zero
Artista: Acid Mothers Temple & The Melting Paraise U.F.O.
Etichetta: Homeopathic
Anno di uscita: 2008
Genere: Psichedelia, noise, ambient
Voto: 7,5

 

Con gli Acid Mothers Temple si entra nella psichedelia più selvaggia e priva di schemi standardizzati. Nella loro più che decennale carriera hanno unito ad uno spirito di antirazionalità acida, pruriginose cavalcate elettro-kraut e interessanti sperimentazioni sia strumentali che vocali (cantato inteso, ovviamente, come strumento aggiunto). Con numerose estensioni e dilatazioni ambient gli Acid Mothers Temple formano il fertile terreno per plasmare un atto di rivoluzione uditiva, evolvendo il loro caratteristico sustain sonoro in schegge impazzite di follia lisergica che, esplodendo e dilaniando qualsiasi cosa nell’arco di chilometri, non lasciano nessun sopravvissuto. In questo “Interstellar Guru And Zero” (da leggersi “Interstellar Grou-nd-Zero”) ci sono solo due lunghe suite chiamate “Astral Projection From Holy Shangrila” e “Interstellar Guru And Zero”, che ha dato il nome all’intero lavoro. La prima parte è una commistione tra un kraut rock dell’era paleozoica e un noise rock sperimentale dei più biechi: dopo un paio di minuti di rilassanti arpeggi chitarristici è un nauseante suono, figlio del “fatal error” informatico, a disturbare l’atmosfera già colma di quegli echi e di quei vocalizzi scomposti che hanno fatto la fortuna degli Acid Mothers Temple. Al quarto minuto comincia la bufera elettro-stordente, come se fosse eseguita da un metal head ai piedi della ciminiera di una centrale nucleare a rischio di implosione del nocciolo. Bordate di overdrive, bending malati e tremanti, boati che, in stereo, passano da un orecchio all’altro, colpendo forte allo stomaco. Poi d’improvviso la situazione si normalizza nuovamente: l’occhio del ciclone. La verve rumoristico-visionaria della band di Nagoya (Giappone) esplode, nuovamente, in un assordante, straziante caos strumentale. Polveri blues escono, mischiate a lampi elettronici e a violenze chitarristiche. La struttura-canzone muore scivolando rapida nel gorgo più profondo che si sia mai visto: del Minos dantesco non vediamo solamente il numero dei giri di coda, ma udiamo anche il suo demoniaco ruggito. Il suono si fa spiazzante: l’ascoltatore crolla, confuso inginocchiato dinanzi all’arte del rumore. Poi, d’improvviso, siamo di nuovo sulla terra, accolti da un suono di sitar che fa da ponte verso la title track.
Dopo questi minuti (ben 18 e mezzo) di poltergeist, “Interstellar Guru And Zero” è una suite dai toni pastello, spaziale nella sua essenza, cosmica nei suoi rumori e placida nei suoi echi di synth. Regge, la pace, per ben 12 minuti quando la batteria entra con tutta la sua urgenza progressive e la sua esigenza comunicativa: ma resta lì, lontana miglia da noi, sommersa dai rumori degli U.F.O. che si sono impadroniti della galassia. Viaggiamo, follemente, in universi ignoti, in nebulose coloratissime, in spazi ai limiti del non-finito. La galoppata si fa sempre più tesa ma rimane nascosta dietro una montagna di rumori di corpi extraterrestri. Alla fine il silenzio acquisisce un peso specifico particolare: un approdo che dà sollievo ma che non riesce a colmare il vuoto che il rumore ci ha lasciato.
Kant spiegava come nella filosofia del reale esista un ente e il suo opposto, nessuna via di mezzo. Gli Acid Mothers Temple riescono ad essere un’infinità di nulla. O pochissimo tutto. Impresa di certo non da poco. O non da molto, dipende sempre dai punti di vista kantiani.

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.