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martedì 29 settembre 2020

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Recensione : Bilingue - En el medio de tò

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Titolo: En el medio de tò
Artista: Bilingue
Etichetta: Bilinguemusic
Anno di uscita: 2008
Genere: Folk "trilingue"
Voto: 7,5

 

A.D. 2003: nascono i Bilingue. Inizialmente cinque, poi divenuti sei, i Bilingue sono musicisti vagabondi, amanti della musica che nasce nelle strade e che proprio dalla calle prende la sua linfa vitale. A metà strada tra l’Italia, la Spagna e la Germania, i Bilingue si uniscono in questa nuova formazione abbandonando i vecchi progetti.  C’è chi viene dal metal, chi dal jazz e chi dal punk: ma dal 2003 la musica è cambiata. Le prime esibizioni live, in Germania, riscuotono un successo clamoroso e talmente inaspettato che la band non ha il cd da vendere a fine concerto (!). Giunge allora il momento di organizzarsi e di fare le cose sul serio. Davide Napolitano Gil, voce e chitarra, si chiude in meditazione: il 18 Marzo 2006 i Bilingüe presentano il loro primo album, in parte registrato in Spagna e in parte in Germania. Ovviamente il tutto auto-diretto, prodotto e distribuito.
Una svolta importante avviene a fine 2006: il gruppo incontra Simone Spreafico, chitarrista e bassista dei Mercanti di Liquore. Spreafico si innamora del sound meticcio e tzigano dei Bilingue e si propone come produttore: nell’ottobre del 2008 "En el medio de tò” è pronto a conquistare il pubblico.
Quattordici brani di voce, basso, chitarra e percussioni. Ma non solo. Nella voce di Napolitano Gil c’è tutta la passione della Spagna del sud, dei sevigliani che si incontrano al bar dell’angolo per “fare flamenco”. Non si tratta però dei soliti buskers, ma di musicisti capaci e meticolosi. La tecnica non è tutto, ma senza questa il prodotto risulta scadente, e non è certo il caso dei Bilingue. Le percussioni sono precise, le scale di basso sapienti e modulate e le chitarre gitane non hanno una corda fuori posto.
Un album che sprigiona energia fin dal primo pezzo “To’ a la vez”, apripista di un carnevale di ritmi gitani e latini, che abbracciano la migliore tradizione popolare spagnola e mediterranea. Lo spagnolo fa da padrone e l’italiano compare raramente, per fortuna. Se infatti la lingua di Cervantes sembra essere l’altra parte dello spartito e si sposa perfettamente con l’armonia della musica, quella di Dante stride con i ritmi dell’album e si ritaglia i pezzi peggiori della track list. “Ci sei anche tu” (traccia 6) sembra tanto una Bside di Mario Venuti e venuta pure male. “Ancora un passo” (traccia 8) si rialza dallo scivolone precedente ma non convince del tutto e chissà perché ma suona molto stile Le Vibrazioni.
È pur vero che non tutte le ciambelle riescono col buco: basta passare alla traccia seguente e il disco è perfetto.
Testi d’amore, di libertà e di viaggi; di solitudine e di fiesta, come insegna lo stile classico gitano. Parole che si srotolano ad ogni nota come fosse il loro naturale accompagnamento.  Canzoni che odorano di mare e tabacco, e strizzano l’occhiolino oltre l’oceano, a quell’America povera e festosa, fatta di sigari e sombreros.
Insomma, un applauso ai Bilingue!

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