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lunedì 06 aprile 2020

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Musica in forma – la forma della musica

All’Ara Pacis i Volumi Adattivi di Licia Galizia e Michelangelo Lupone

03.04.2009 - Chiara Comerci



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C’è tempo fino al 5 aprile per farsi circondare da questa particolarissima performance spaziale-sonora.
Volumi Adattivi è il nome che ha sugellato l’incontro tra l’artista visiva Licia Galizia – il cui percorso artistico è stato ed è caratterizzato dallo studio di problematiche estetico-concettuali che ruotano intorno alla percezione e alla comprensione dello spazio-tempo – ed il compositore Michelangelo Lupone – ricercatore che ha dedicato la sua indagine, tra le altre cose, alle problematiche tecnologiche, al suono applicato alla progettazione in differenti contesti ambientali, architettonici e museali e ai criteri esecutivi ed interpretativi in tempo reale. Un primo stadio di questa ricerca è stato presentato ad ArteScienza nel 2006, ed oggi a Musica in Forma i Volumi Adattivi (le tre opere esposte sono Trio plastico, In coro e Studio III su Volumi adattivi) fanno bella mostra di sè e invitano letteralmente lo spettatore a toccare, ascoltare, interagire. E’ infatti questa la caratteristica principale delle tre installazioni oggi al Museo dell’Ara Pacis e dei loro “planofoni”: questa particolare tecnologia sviluppata al Centro Ricerche Musicali – CRM di Roma negli anni Novanta è in grado di sfruttare infatti musicalmente e plasticamente le caratteristiche vibrazionali dei materiali (legno, ferro, rame) e assieme a dei sensori crea dei sistemi vibranti e diffonde un suono dalle caratteristiche strettamente dipendenti dalla struttura della materia, dalle geometrie del disegno, da orientamenti e curvature delle superfici. La concezione innovativa delle opere risiede nella completa integrazione della musica alla forma plastica: la partitura musicale si basa, infatti, su timbri ed altezze generati dalle forme messe in vibrazione o fatte risuonare con appositi dispositivi elettronici. Il tempo e lo spazio, a cui rispettivamente sono legate la musica e la forma, vengono “ricreati” convergono in un’esperienza di fruizione nuova, sia per l’opera musicale sia per quella visiva. Quello che si crea è quindi un ambiente proprio profondamente personale.
La complessità di questa installazione, la correlazione tra le esigenze espressive e le scelte tecnologiche hanno richiesto un lavoro di ricerca interdisciplinare che ha visto impegnato uno staff formato, oltre ai due autori, da tre musicisti, un architetto, un fisico, quattro ingegneri elettronici e diversi tecnici, e costituisce un primo risultato artistico di un progetto di ricerca promosso, tra gli altri, dal MIUR – Alta Formazione Artistica e Musicale, dal Dipartimento di Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio di musica “A. Casella” dell’Aquila, e dell’Università degli Studi dell’Aquila.
Raccontare un’esperienza non è tuttavia viverla, siamo quindi certi di essere in completa sintonia con i due artisti invitandovi all’Ara Pacis a creare la vostra forma e la vostra musica.

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