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Recensione : The Juan Maclean - The Future Will Come

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Titolo: The Future Will Come
Artista: The Juan Maclean
Etichetta: Etichetta
Anno di uscita: 2009
Genere: synth pop, dance
Voto: 8,5

 

1981: inizia l’era Reagan, Rupert Murdoch inaugura la sua scalata nell’impero mediatico, nasce Mtv, viene decretato l’inizio dell’epidemia dell’AIDS, l’elettronica e nuovi supporti come il VHS entrano a far parte della vita e dell’immaginario di tutti. Un disco è riuscito a riassumere alla perfezione questa age of plastic: “Dare” degli Human League, il best-seller che fece del synth pop un fenomeno di massa, imponendo il suo stile come archetipo per un intero decennio di pop elettronico.
2009: viene eletto il primo presidente nero negli Stati Uniti, la globalizzazione ha ormai imposto la cultura occidentale nel mondo, la grande crisi economica mette in discussione il capitalismo, nascono i blog, il web 2.0, gli sms… un’epoca complessa e contraddittoria, che difficilmente si presta a essere riassunta in un manifesto in formato album musicale, ma qualcuno ci ha provato. Quel qualcuno è John Maclean, ex chitarrista del gruppo noise-rock Six Finger Satellite, ormai punto fisso della scuderia DFA con la sua band The Juan Maclean. Chi l’avrebbe detto che un terrorista sonoro come Maclean possedesse una sensibilità melodica tale da realizzare un vero monumento pop elettronico immortalando tanto gli umori del suo tempo quanto tributando a band che più di ogni altra l’ha ispirato, i sopraccitati Human League? “The Future Will Come” è infatti un’opera di grandissimo artigianato pop, che ridà fasto a quel pop sintetico ballabile e sofisticato che ebbe il suo apogeo negli anni Ottanta. Che non si parli di passatismo però: le influenze sono palesi, ma questo disco è assolutamente figlio del suo tempo e di quel modo di fare musica elettronica che la DFA ha fatto proprio in questi anni; è lecito quindi aspettarsi fredde linee di sintetizzatori, ma anche vampate di calore house, tentazioni disco-rock e lunghe cavalcate electro.
The Single Life” sembra appunto schizzare su una strada, costeggiando grattacieli, luci al neon, insegne e cartelloni pubblicitari; è così caotica e imprevedibile, ma pur sempre inquadrata in un irresistibile ritmo ballabile in 4/4. La sua controparte “Tonight” fa invece propri gli umori notturni della house music, smorzando col suo andamento sinuoso il feeling robotico e freddo del disco.
Il capolavoro assoluto però è il techno-pop di “A New Bot”, giocata su un ritmo e un riff appiccicosissimi, con spruzzate di kitsch e voce vocoderosa a condire una perfetta hit retro-futurista.
La delizia del disco sono i duetti vocali tra la voce maschile da crooner di Maclean e quella femminile filtrata della tastierista Nancy Whang, che rendono possibili i botta e risposta di “One Day” e “No Time” (in quest’ultima i più attenti noteranno che la prima strofa ricalca la melodia della voce di “Being Boiled” degli Human League), rendendo più varia l’interpretazione del disco.
Impossibile non citare altre due gemme: la title-track e le sue pulsazioni tribali, ma soprattutto la conclusiva “Happy House”, dodici minuti di viaggio sonoro che dalla discoteca (il giro di basso) ci proietta nello spazio profondo (la coda electro, per l’appunto introdotta da un esemplificativo “Launch me into space”).
Sottile, raffinato, colto ma senza mai prendersi sul serio, citazionista al punto giusto e soprattutto prodotto e scritto alla perfezione: “The Future Will Come” si impone come uno dei più geniali esempi di dance-pop elettronico degli ultimi anni; una fotografia lucida e attenta della vita di noi uomini degli anni ’00.

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