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Storia dei Generi - Heavy Metal : Cap. XVII – Motley Crue

27.04.2009 - Marco Valerio Moretti



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Il più “leggero” tra i generi heavy metal è probabilmente il Glam, un filone di matrice americana che si distingue soprattutto per la variopinta ed “eccessiva” immagine che caratterizza i musicisti che l’hanno suonato e il pubblico che l’ha seguito. Si tratta di un rock talmente leggero (relativamente alla famiglia dell’hard), melodico e spesso radio-oriented che a stento rientra nella categoria “metal”. Se questo spesso avviene, è grazie alla musica dei Motley Crue, che hanno espresso (e hanno imposto nell’ambito) uno stile particolare, e soprattutto grazie al loro imponente Shout At The Devil (1983), l’album che ha proposta una versione “metallizzata” del glam, caratterizzato, come gli altri dischi dei Crue nel loro periodo migliore, dal potente ed incalzante drumming di Tommy Lee.
Sesso, droga e rock'n'roll. Per spiegare cosa erano i Motley Crue si può usare il più classico degli stereotipi dell’hard rock. Americani fino al midollo, con tutto ciò che questo comporta, i Crue sono stati senz'altro uno dei simboli degli anni ‘80. La ciurma variopinta esordisce nel 1981, quando, a parte il chitarrista Mick Mars leggermente più avanti negli anni, l'età media supera a stento i 20, con il grezzo Too Fast For Love: da segnalare la veloce Live Wire, Take Me To The Top (da ascoltare anche la cover dei Babylon AD), la title-track e infine la ballad On With The Show, che in un certo senso anticipa quello che di lì a qualche anno sarebbe stato scritto dai Queen.
L'esplosione avviene due anni dopo, col grandissimo Shout At The Devil, che come detto, è il più metallico tra i dischi dei Crue: riff assassini come Looks That Kill e Knock'em Dead Kid, o canzoni più arena-oriented come Too Young To Fall In Love, la title track, senza dimenticare 10 Seconds to love e la beatlesiana Helter Skelter, fanno di questo lavoro uno dei simboli del metal americano anni 80.
Nel 1985 è la volta del discreto Theatre Of Pain, di cui ricordiamo la ballad Home Sweet Home, inserita da VH1 nella sua "Greatest power ballads of all time"; nel 1987 è la volta di Girls Girls Girls (altro gran disco di cui molti ricorderanno il video della title track) in cui spiccano Wild Side e All In The Name of R'n'R, vera dichiarazione d'intenti dei quattro. Parallelamente alla loro carriera musicale, i Crue fanno parlare di se anche per altri versi, per esempio per il triste episodio relativo alla morte del batterista dei "cugini" Hanoi Rocks, Razzle, in un incidente stradale per il quale Vince Neil scontò diversi giorni di carcere, o l'overdose del bassista Nikki Sixx,  miracolosamente salvato da un medico con una iniezione di adrenalina quando l'ospedale lo aveva già dichiarato morto. Questa storia ha

ispirato Kickstart My Heart, che appare sull'ultimo grande disco dei californiani, Dr. Feelgood (1989).
Negli anni '90, in seguito alla fuoriuscita del frontman Vince Neil, i Crue ingaggiano un nuovo cantante, John Corabi, col quale realizzano l'omonimo Motley Crue (1994), che si rivela una delusione; ancora peggio sarà il disco della reunion, Generation Swine (1997), che precede l'uscita dal gruppo del batterista Tommy Lee, dedito ormai al rap-metal dei suoi Methods Of Mayhem (e il cui successo per così dire “mediatico” negli anni ’90 è dovuto soprattutto alla relazione del musicista con Pamela Anderson). Negli ultimi anni il gruppo torna su discreti standard, mentre del 1999 è il grandioso Live: Entertainment or Death, che dimostra la potenza live e il coinvolgimento che i Motley Crue hanno saputo offrire al pubblico nel loro periodo d'oro.

Ascolti consigliati:

Shout At The Devil (1983)

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