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Recensione : Devocka – Perché Sorridere

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Titolo: Perché Sorridere
Artista: Devocka
Etichetta: Nagual Records
Anno di uscita: 2009
Genere: punk, hardcore
Voto: 7

 

Devocka è uno scatto di rabbia, di necessità, soprattutto di passione.
Così si descrive nel proprio sito il collettivo ferrarese nato nel 2003, la cui ragione sociale è un omaggio all’Arancia Meccanica (libro e film) di Burgess/Kubrick. Da non confondere con i gitani punk di Denver Devotchka, trascrizione diversa dello stesso concetto ovvero “ragazza” nella lingua del protagonista Alex, il drugo.
Rabbia e passione sembrano in effetti essere gli aggettivi che meglio descrivono l’approccio dei Devocka che dell’universo di Burgess e Kubrick prendono spunto anche per le atmosfere che passano sovente da una quiete mai pacificata ma sempre carica di tensione, ad una tempestosa e impetuosa veemenza. E’ proprio nella tempesta però che i Devocka si trovano maggiormente a proprio agio.
Se l’iniziale pacata e quasi recitata Piero, rappresentazione del terremoto interiore che scuote la vita perfetta del benpensante e soddisfatto protagonista non convince appieno, la splendida e devastante Corri è un turbine che colpisce come uno schiaffo in pieno viso, “un magnifico bicchiere di veleno”. La fugaziana Umor Vitreo è altrettanto efficace nelle sue alternanze e nei suoi cambi di tempo e fa intravedere cosa sarebbe potuto diventare il glorioso hardcore italico. Nei suoi momenti più aggressivi infatti, nella voce e nell’attitudine, i Devocka ricordano molto i mai dimenticati Negazione, aggiungendo però all’irruente impeto sonoro di questi ultimi una ricercatezza compositiva fuori dal comune. Ne è un ottimo esempio la title-track che ti travolge nel suo vortice di rabbia rancorosa spingendoti a pensare: “Già, perché sorridere?”, ma ancor più Ventre, una discesa negli Inferi senza alcuna possibilità di scampo, in cui musica e testo si sposano alla perfezione creando stati di tensione ansia e furore.
Quando invece i toni si fanno più pacati e riflessivi, come nella successiva Pane o in Software ritornano le perplessità iniziali. Il recitato che adotta in alcuni momenti Igor Tosi, complice forse un eccesso di pathos nell’interpretazione che a tratti la rende poco credibile, forse è il punto debole dell’album nei pezzi meno “tirati” che musicalmente risultano sempre molto interessanti grazie alle trame della chitarra di Guandalini e alla spettacolare sezione ritmica.
Devocka è una band da seguire con molta attenzione che se riuscirà a correggere qualche ingenuità senza snaturarsi e perdere rabbia ed energia saprà regalare molto e, chissà, magari tracciare una nuova via per il nuovo punk italiano.

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