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sabato 19 settembre 2020

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Le minoranze nella terra dell’indipendenza della minoranza

Il Rapporto allarmante del Minority Rights Group International sul rispetto dei diritti delle minoranze in Kosovo

07.06.2009 - Valentina Berdozzi



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Una lunga e sanguinosa lotta è stata combattuta, e vinta, da una minoranza (albanese) dentro uno Stato (la Serbia) ed ha portato, il 17 febbraio 2008, alla dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, protettorato internazionale dell'Onu dal 1999 ed ora libero ed indipendente. Ma è un'altra importantissima battaglia quella che ora il neonato governo kosovaro è chiamato a combattere; una guerra contro le discriminazioni ed il vuoto legislativo che le minoranze etniche presenti sul territorio sono costrette a subire.

A poco più di un anno dalla sua dichiarazione di indipendenza e dall'avvio di un cammino diretto verso la normalizzazione delle proprie strutture amministrative, a riportare l'attenzione internazionale su questo territorio è il rapporto stilato dall'organizzazione internazionale non governativa Minority Rights Group International (MRG) sullo stato e le condizioni di vita delle minoranze etniche in Kosovo. Un rapporto che fotografa la grave situazione di squilibrio e ineguaglianza di cui le comunità minoritarie del paese soffrono, allontanate ed escluse dalle strutture decisionali dello Stato, non salvaguardate da una legislazione ad hoc, costrette a subire discriminazioni etniche e linguistiche e fortemente limitate nella possibilità di accedere a cariche, informazioni, formazione e didattica di livello più alto. Una situazione, sottolinea il rapporto firmato da Georgina  Stevens, di vero e proprio vuoto legislativo che mostra non solo la debolezza della neonata organizzazione statale kosovara, ma anche l'inefficacia dell'azione delle Nazioni Unite nel gestire nel paese il difficile cammino post-indipendenza.

Diversi fattori pre-esistenti all'autonomia sono visti come responsabili della realtà attuale: dallo scarso peso delle strutture politiche instaurate durante il periodo del protettorato, all'istituzione di commissioni ed organismi di salvaguardia dei diritti civili delle minoranze con competenze limitate e scarse possibilità di intervento ed incidenza; dalla disinformazione più totale alla mancanza di dialogo e relazione con le stesse comunità minoritarie. Il dossier della MRG porta alla luce la drammatica situazione di debolezza di istituzioni come The Ombudsperson, organismo creato nel 2000 con l'obbiettivo di punire eventuali casi di violazione di diritti umani o abusi di potere da parte delle istituzioni locali pubbliche e di organismi soprannazionali, ora limitato nelle sue funzionalità e nelle sue competenze proprio dagli organismi che presiedono l'UNMIK (United Nations Mission in Kosovo), che prevedono i richiami e gli eventuali appunti dell'Ombudsperson come non vincolanti. La stessa mancanza di incisività del proprio ruolo affligge strutture come lo Human Rights Advisory Panel, creato ancora dall'UNMIK e destinato a poter presentare richiami e soluzioni non vincolanti per le istituzioni di grado maggiore, e della ADL (Anti Discrimination Law) che, in vigore dal 2004, è vaga ed inefficace, accusa il rapporto, a regolamentare, definire e controllare una materia così delicata.

Insomma, un vero e proprio vuoto delle istituzioni che si somma ad una organizzazione statuale ancora debole che non prevede, tra i suoi organi, istituzioni che possano garantire alla voce delle minoranze bosniache, croate, gorane, rom, ashkali ed egiziane, partecipazione e diritto di veto. L'attiva partecipazione dei rappresentanti dei gruppi etnicamente minoritari ad organismi democratici, come è ad esempio per la Commissione  incaricata di redigere il testo costituzionale, è limitata, debole ed inefficace. E soprattutto sproporzionata alla reale presenza delle comunità minori nel paese: il report denuncia infatti che a questo fondamentale organo democratico possono partecipare solo 3 rappresentanti di minoranze, a fronte della presenza sul territorio di 6 gruppi minoritari che, dunque, non avrebbero omogeneo e paritario accesso alla vita pubblica.

Per queste mancanze, e con lo scopo di ripristinare in un paese insanguinato da anni di scontri e violenze una situazione di legalità e di equa rappresentanza, l'MRG, tramite il suo rapporto che porta alla luce il pericoloso regime esistente in Kosovo, si rivolge all'Europa e alle maggioranze etniche a guida del paese, quella serba e quella albanese. Perché le istituzioni, europee e kosovare all'unisono, intervengano a sanare un esodo di profughi che, non tutelati dalle leggi nazionali ed internazionali e minacciati dagli effetti di una crisi economica mondiale che sull'economia precaria e instabile di questa regione si sta abbattendo con forza, stanno abbandonando un paese nato recentemente proprio dall'iniziativa di una minoranza etnica e della lotta e dell'impegno per l'indipendenza che quel gruppo minoritario si è dichiarato pronto a sostenere. L'appello è agli organismi internazionali perché vigilino, controllino e seguano da vicino il delicato processo di formazione nazionale; il richiamo corre anche all'Unione Europea perché faccia dei criteri minimi richiesti per l'ingresso del Kosovo alla comunità un mezzo di salvaguardia delle minoranze e controllo del rispetto dei loro diritti.

Garantire la partecipazione dei gruppi etnici minoritari alla vita pubblica kosovara, coinvolgere le minoranze nel delicatissimo processo formativo post-indipendenza, rafforzare la consapevolezza della e la fiducia nella legge a tutela dei diritti di ogni cittadino, creare una sicura rete di controllo soprannazionale a cui far riferimento in caso di violazioni e mancanze, mandare un messaggio forte di giustizia tramite la punizione di crimini e reati di guerra relativi al periodo delle lotte per l'autonomia: questa, per l'MRG, la ricetta giusta per vincere disparità ed ingiustizia. Per riportare l'equilibrio in una regione in cui, da secoli, maggioranze e minoranze convivono, dando prova di radicata civiltà. E per uno stato, nato dalla lotta di pochi, che la libertà di tanti "pochi" garantisca. Per un esempio di convivenza che vada oltre i limiti, i numeri, i pochi e l'adesso e sia per i molti e per il sempre.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        

 

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