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martedì 18 febbraio 2020

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Shootin’Stars: tra il gelo dell’Islanda e la sensualità mediterranea

15.06.2009 - Edoardo Iervolino



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Cercare di descrivere il genere femminile è impresa ardua, impossibile se chi tenta è un uomo. Non parlo di estetica, non ci è utile alla causa entrare nell’ambito archetipico o nel generico pensiero della “bella donna”. Vogliamo indagare invece, da parte maschile, di cosa intendiamo per amore, per sentimento, per irrazionalità che gestisce la vita degli esseri razionali per eccellenza.

Il gioco di sguardi, l’intimità di una candela mossa da respiri incrociati, la favola dell’amare. Le Shootin’Stars, band romana di splendide ed eteree entità femminili, riescono nell’impresa di creare un universo perfetto, geometrico, placido e totalmente rosa. Così rosa che riesce a smuovere anche i sentimenti di un qualsiasi uomo che abbia anche solo l’idea di cosa possa essere il buon gusto.

Il gruppo formato da Giulia Bottaro (basso, seconda voce e flauto), Francesca Bottaro (batteria, xilofono, clarinetto e sax) e Francesca Cricco (chitarra, xilofono e voce) riesce a descrivere ciò che dovrebbe essere femminilità musicale: la delicatezza unita a dolcissima determinazione. I paragoni con PJ Harvey e le Amiina non sono assolutamente campati in aria e, anzi, circoscrivono troppo quello che è l’orizzonte Shootin’Stars. Sentiamo distintamente una chitarra ritmica che riporta alla mente gli chansonnier transalpini del periodo d’oro con la loro tipica distaccata tranquillità. Se ci aggiungiamo un filo di languido jazz e le ventate di gelo degli Sigur Ros possiamo iniziare anche a ragionare. E’ un piccolo "paradosso" musicale: una darkwave ghiacciata, riscaldata da una femminilità imperante e per nulla stucchevole che riesce a catturare ogni genere di ascoltatore in cerca di relax e di svago per i propri pensieri. Segnaliamo, dopo l'ascolto del loro Demo, la splendida “Creatures”, certamente la migliore del lotto, e la magnetica “L'Epifania della Vita”, unica dell'EP ad essere cantata parzialmente in italiano. Aggiungiamo anche la nostra speranza che nel loro debutto discografico, speriamo imminente, venga aggiunta anche la strumentale “Quartetto d’archi” e la ipnotica “Mirrors”, tra il folk e i Morphine.

Oltre agli strumenti a fiato, a un basso dominante in molte circostanze e ad azzeccate ritmiche di basso, il protagonista indiscusso è il timbro sensuale della voce di Francesca Cricco, innaturalmente calda e accogliente se paragonata alle “fredde” strumentazioni. Un mix che avvince, senza dubbio. E non solo noi: già finaliste al Premio Fabrizio De Andrè e al Biella Festival, girano spesso per locali inglesi esportando la loro musica suadente. Ultima e meritata gratificazione sarà per loro aprire il concerto delle Amiina in quel del Cricolo degli Artisti di Roma il 24 giugno prossimo. Dovessimo esserci anche noi andremmo soprattutto per ascoltare loro: ci sbilanciamo, ci piacciono più delle colleghe islandesi.

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