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Recensione : Niccolò Fabi - Solo un Uomo

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Titolo: Solo un Uomo
Artista: Niccolò Fabi
Etichetta: Universal
Anno di uscita: 2009
Genere: musica italiana
Voto: 7,5

 

“Quello che io canto è solo un uomo e parlo dell’uomo che sono io, del mio dentro e del mio intorno”: queste potrebbero essere le (immaginarie) parole con cui un immaginario Niccolò Fabi potrebbe presentare il suo ultimo e nuovo cd. Appunto “Solo un uomo”. Solo un uomo, e solo l’uomo che è se stesso, che il cantautore romano affida alla sensibilità dei suoi ascoltatori con la traccia di apertura, omonima, che assume quasi il ruolo di cartello programmatico e un titolo che, globalmente, raccoglie l’ispirazione di tutto l’album. Un itinerario alla riscoperta della certezza di sé che la nascita di una figlia, la soglia dei 40, la rescissione del contratto con la casa discografica di sempre, la Virgin, ha portato. Un’occasione per crescere, vedere e fare luce dentro se stessi, tracciando il definitivo e netto confine tra ciò che piace e ciò che respinge. Liberamente, senza pressioni, senza affanno, senza l’ansia di dover dimostrare niente a nessuno, con alle spalle il divorzio già maturato con la Virgin e senza alcuna etichetta sostitutiva pronta a produrre il disco, perché il contratto con la Universal è arrivato dopo, a lavori già conclusi. Così, con solo tanta voglia di scrivere, il cantautore romano, vincitore del premio della critica con la canzone “Capelli” nel Sanremo edizione 1997, si è rinchiuso nel più totale silenzio e nella più completa solitudine nella sala di incisione dello Studio Soundtrack di San Lorenzo a Roma componendo, nei nove mesi di “reclusione”, i dieci pezzi di questo nuovo lavoro. Tutte tracce che, con il forte gusto della riflessione e della calma, sono il frutto di un’ispirazione pura e incontaminata. Seguire i pensieri, coglierne la scintilla più profonda e genuina, capirne l’essenza, comprenderne il gusto, perdersi dentro di loro mettendoli in musica: questa è stata la lavorazione, confessa lo stesso Fabi, che l’ha portato a creare le dieci canzoni dell’album, celebrando la rinascita di cui parla in  “Attesa e inaspettata”, la seconda traccia. Tutto è iniziato nel silenzio, con la sola volontà di scrivere, lontano da qualsiasi velleità di cerebralismo: un album che non è troppo ragionato, attaccato ad una ispirazione originale e sentita da cui guardare a 360 gradi sé e poi il mondo, come avviene in “Dentro e fuori”, perché la propria storia è, magari, anche la storia di un altro. Un progetto significativo che arricchisce un percorso artistico di qualità e che arriva dopo più di dieci anni di presenza sulla scena musicale italiana, 8 album di studio, un documentario, “Live in Sudan”, e un disco, “Violenza 124”, inciso insieme ad altri sette artisti e distribuito solo sul web. E a chi parla di nuovo inizio o di verginità musicale, Fabi ribadisce che non c’è nessuna forzatura in questo nuovo inizio, nessuna volontà di limitare il passato e stabilire una nuova partenza cancellando ciò che è stato: semplicemente la volontà di fare musica e di lasciarsi completamente fare dalla musica, mettendo a fuoco il proprio avvenire e la propria storia, quel destino di cui si parla in “La mia fortuna”.  Un disco genuino, raffinato, ricercato, soffiato, che ha il sapore di un viaggio meditato e di una raggiunta consapevolezza di sé. Ad un primissimo ascolto apparentemente lento, è un album, questo, che si dischiude pian piano, che va conosciuto ed apprezzato, perché tutto il colore che vi è racchiuso dentro possa emergere. Perché possano esplodere gli archi, le trombe, la batteria, le chitarre elettriche, i bassi che impreziosiscono melodie raffinate, non urlate e ricercate, come in “Questo pianeta”. Apporti che si sono aggiunti gradualmente all’incisione iniziale e che sono frutto di collaborazioni di amici, prima che di musicisti di prim’ordine: con Enrico Gabrielli e Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours, con Fabio Rondinini, Roberto Angelici, Andrea Di Cesare, Danilo Pao, Lorenzo Feliciati, Paolo Mauri, Raffaele Kohler, Lorenzo Corti, Roberto Dell’Era, Greg Calbi e i Mokadelik, solo per citarne alcuni, cui Fabi rivolge il suo saluto ed il suo ringraziamento all’interno del disco stesso, spiegando anche le fasi che hanno portato alla nascita “anomala” di un cd ispirato e genuino allo stesso tempo. Di un itinerario, un viaggio che prosegue sui binari di toni morbidi e rotondi che fanno da sottofondo ad un testo semplice nella sua forza, che a tratti raggiunge punte di sofisticato lirismo. In una riflessione che è su di sé e che si rivolge al mondo esterno nella lunga traccia finale di “Parole che fanno bene”. L’obbiettivo è puntato non in alto, a celebrare le stelle e le immensità celesti; non in basso, alle profondità insondabili e misteriose delle viscere, ma al cuore dell’uomo, dell’uomo protagonista di nuove e tante scoperte fatte sulla propria pelle: il cuore del 40enne cantautore che trova il coraggio di gridare che si è trovato ed ha trovato il confine che separa ciò che piace da ciò che non piace; e il cuore dell’uomo che ascolta, sfidato e inconsciamente invitato, quasi esortato e spinto, sulla stessa via della ricerca e della riflessione. E come la sfera d’argento di “Successo”, che sul piano inclinato scivola, con la musica di Fabi arriva al cuore di chi ascolta il messaggio: questa è la mia storia, la mia musica, la mia vita, arricchita e salvata da una presenza, da un TE che torna tante e tante volte tra le parole delle mie canzoni. Una sfida, mascherata dalla musica, lanciata a chi ascolta ed ha il coraggio di confrontarsi e fermarsi a pensare. Questo sono io. E sono solo un uomo. E tu?  Dove ti trovi?

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