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giovedì 24 settembre 2020

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Recensione : Elizabeth O’Key - Momenti

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Titolo: Momenti
Artista: Elizabeth O’Key
Etichetta: Etichetta
Anno di uscita: Anno
Genere: Genere
Voto: Voto

 

In mezzo al panorama musicale degli ultimi anni, piuttosto appiattito dal pop, ecco finalmente un bel disco che rockeggia senza fare troppi complimenti. “Momenti” è un lavoro completamente autoprodotto fatto di molta sostanza e di pochi fronzoli: prendente un bel pentolone pieno di rock, aggiungete un pizzico di prog e una voce femminile potente e un po’ gothic, e dopo un’infornata di quaranta minuti nel vostro lettore cd otterrete un risultato sorprendente.
Nelle sette canzoni del disco la batteria ruba la scena non solo agli altri strumenti, ma perfino alla voce: il ritmo e’ trascinante, potente, senza nemmeno un battito lasciato al caso. Ottimi anche gli arrangiamenti della chitarra, per nulla scontati, che riescono a creare una melodia molto godibile nonostante le continue dissonanze.  Lascia invece un po’ perplessi la bella voce di Vanna Russo, che in più di una canzone (Vuoto Z , Cynical smile) e’ stata imbottita di effetti un po’ oltre il dovuto. Merita una citazione anche il basso di “Ashes”, con il suo travolgente slap che  strizza l’occhio al grande Flea dei RHCP.
I cinque brani strumentali che traghettano l’ascoltatore da una canzone all’altra assicurano un ascolto particolarmente fluido: pur buttando sul piatto una tecnica di tutto rispetto e un ottimo gusto nella sperimentazione, gli Elizabeth o’key riescono a non oltrepassare mai quella sottile linea che separa la ricerca musicale dallo sterile virtuosismo fatto solo per mettere in bella mostra le proprie capacità, tipico dei “mostri sacri” del prog.
Una pecca piuttosto grave di questo lavoro e’ la scelta un po’ infelice di chiudere l’ultima canzone in modo troppo brusco. Dato lo spessore del gruppo, e data la presenza di tracce strumentali, forse sarebbe stato preferibile chiudere l’album proprio con uno strumentale un po’ sfumato. Peccato anche per la qualità generale del suono e del mixaggio: pur trattandosi di un lavoro autoprodotto, si sarebbe dovuto lavorare sui volumi e su alcuni effetti con un po’ di perizia in piu’. Cio’ detto, tanto di cappello a uno dei pochi dischi che porta un po’ di rock nel 2009, alla faccia di chi dice che il rock ‘n roll è morto!

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