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sabato 28 marzo 2020

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Recensione : Stereoplastica - Eleven

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Titolo: Eleven
Artista: Stereoplastica
Etichetta: Pirames
Anno di uscita: 2009
Genere: Indie-Wave-Funk
Voto: 6,5

 

Scommettete anche soltanto un Euro sulla provenienza geografica di questa band e lo perderete: Eleven è a tutti gli effetti un disco british. E gli Stereoplastica – unica schiacciante testimonianza della loro italianità – sono una band che suona come fossimo a Bristol.

Prodotto grazie all'apporto professionale di Fabrizio Chiapello, nome già noto nel panorama del rock di casa nostra, Eleven è un concentrato di sonorità d'oltremanica, combinate in una summa lunga undici brani (undici, come le candeline per l'anniversario del gruppo) che riscrivono e ripercorrono l'attività finora messa alle spalle dai piemontesi Stereoplastica. Come ammesso dagli stessi componenti del gruppo, la genesi del gruppo è rintracciabile in quella “Plastic Soul Music” che il duca bianco David Bowie aveva coniato per definire la piega che la sua produzione aveva preso all'inizio degli anni '70, la stessa che poi con l'avvento di Ziggy Stardust avrebbe modellato in “Plastic Rock”.

Inutile dire che è proprio da Bowie che si può partire nel descrivere il lavoro degli Stereoplastica: un rock cantautoriale, che appoggia molta della propria ecletticità nell'uso manipolato di quella psichedelia quasi Kraut, e nella semplicità di una sezione ritmica che molto prende in prestito dal funk-rock di nuova generazione. Difficile trovare accostamenti semplici con altre realtà della penisola: si sente a volte l'eco di Baustelle (il produttore è lo stesso), ma la freschezza di alcuni arrangiamenti di colpo li rende dissimili. Molto più abbordabile è il riferimento a macrorealtà quali Franz Ferdinand (pezzi come “Winnie” o “Your Eyes”), The Killers (di qualche tempo fa) o ancor più palesemente l'indie rock degli Strokes, come percepibilie già dall'opening “Blind”.

Il prodotto finale è comunque di ottima fattura: si percepisce in maniera tangibile la stagionatura di alcune soluzioni cromatiche, maturate con il tempo ed arrivate ad essere naturali proprio con questo, che è il quarto lavoro discografico del gruppo. Non dispiacerebbe trovarlo per qualche tempo in giro per le fantaclassifiche di gradimento, magari dopo che il palcoscenico avrà espresso la sentenza sull'effettivo valore nel tempo di questi Stereoplastica

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