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Recensione : Whitney Houston - I look to you

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Titolo: I look to you
Artista: Whitney Houston
Etichetta: Sony Music
Anno di uscita: 2009
Genere: pop/r’n’b
Voto: 5,5

 

Successi clamorosi, voce potente, sei Grammys, 21 American Music Awards, 16 Billboard Awards e riconoscimenti di ogni tipo che l’hanno resa la cantante internazionale più premiata di tutti i tempi. Milioni di dischi venduti; un film da interprete protagonista in cui portava sulle scene quasi un’altra se stessa; l’attributo di diva e il nomignolo di “The voice”. E poi il matrimonio sfortunato con l’altrettanto irrequieto Bobby Brown, l’abuso di droga, il crack, le cliniche, la disintossicazione. E infine, questo nuovo lavoro discografico. E’ la resurrezione. La leonessa torna a ruggire e ad incantare un pubblico mondiale che ha seguito con ansia le sue vicende personali, sperando sempre nella ripartenza dopo la caduta. E a queste aspettative la cantante americana non è certo venuta meno. Così, dal 28 agosto negli Usa e dal 31 anche in Europa, con le sue 11 tracce e la sua inconfondibile zampata, è in vendita “I look to you”: ed è subito rivincita. Un album che riporta l’attenzione mediatica sulla voce, e non più solo sulle traversie della vita privata, della cantante. Ma che dalle difficoltose vicende intime parte e trae la sua ispirazione. Con un’operazione che ha diviso la critica: c’è chi ne osanna la forza, il coraggio, la sfida e chi, invece, ne critica il risultato e la scarsa qualità. Fatto sta che l’ultimo album della carriera della cantante, il suo ritorno dopo sette anni di silenzio, ha riportato fortemente alla ribalta la voce che lo anima e gli dà corpo. Una voce che, certo, alla soglia del calo fisiologico dei 45 anni e appesantita dai segni che la dipendenza ha portato con sé, non sa più volare alta e possente a raggiungere quelle note, quei traguardi musicali cui “the voice” ci aveva abituato. Ma una voce che, indipendentemente dagli attentati dell’età, è rimasta sempre se stessa ed è il marchio inconfondibile della cantante, così come di questo cd. E di questo cd rappresenta il tratto unico e inconfondibile. Perché la undici tracce che nell’album danno sfogo alla voce della cantante, non brillano per originalità e forza. Nonostante le collaborazioni eccezionali, nonostante la produzione di R. Kelly e di Clive Davis, nonostante il duetto con Akon e i testi scritti da Alicia Keys e Diane Warren, il disco si muove in una dimensione pop consueta, lontano da slanci di novità, invenzione e sperimentazione. Certamente bilanciato ed elegante, “I look to you” rappresenta l’ingresso (non perfettamente riuscito) nel mondo pop e r’n’b contemporaneo della regina della musica anni ’90, nel tentativo di coniugare alla sua straordinaria voce, atmosfere musicali più recenti. Il tutto, comunque, nel pieno rispetto della propria particolarità artistica e di un modo di cantare che la rende una manifestazione unica del panorama musicale internazionale di ogni tempo. Ma il tempo, inesorabilmente, passa ed anche il gusto musicale cambia: stare al passo con i mutamenti non è facile; come non è facile ignorare un passato della sua portata, che la ha permesso di piazzare ben sette singoli consecutivi nella Billboard Hot 100, battendo addirittura i The Beatles che, di pezzi in cima alla classifica, ne avevano piazzati solo (e si fa per dire) sei.
Il punto di arrivo di un viaggio compiuto nel tentativo di calare l’eroina di un moda di cantare del passato in un’atmosfera musicale più moderna è quest’album che, proprio guardando al passato, alla musica dance anni ’70, si apre: il primo pezzo di “I look to you” è “Million Dollar Bill”, scritto e fortemente voluto da Alicia Keys che questa collaborazione l’ha cercata e finalmente ottenuta: fresco, allegro e radiofonico, ben si presta alla funzione di singolo apripista di un album tanto atteso ed aspettato. Segue poi “Nothin’ but love”, un pezzo dal chiaro timbro r’n’b: biografico, sentimentale e black, con tanto di urlo finale, il brano però scivola un po’ nel corpus del disco, senza lasciare traccia e ricordi particolari di sé. E passando attraverso “Call you tonight”, la voce di una Whitney sua interprete impeccabile e le sue movenze sincopate e moderne, che lo rendono un pezzo assolutamente radiofonico, si arriva alla traccia cuore dell’album. “I look to you” che, ballad intensa e melodica, ha il respiro dei grandi successi senza tempo della diva. Potente, suggestiva, commovente, unisce alla bravura della Whitney interprete quella di R. Kelly  songwriter che, nonostante il gusto per le canzoni “sensual oriented”, sa qui far vibrare le corde dell’emozione e dell’ispirazione originale. Il pezzo successivo è la scontata “Like I never left”, cantata il collaborazione con il rapper Akon: pezzo estivo che però non decolla, non brilla e non convince.  “A song for you” è invece la cover di un vecchio brano di Leon Russell, certo sconosciuto al pubblico cui questo “I look to you” si rivolge: partenza lenta, cadenzata, tutta voce e pianoforte, erompe in un finale scoppiettante, ritmato e vivace, dai forti ricordi dance. Di nuovo il ritmo della ballad con “I didn’t know my own strenght”, scritta da Diane Warren, che consegna nelle mani della collega un pezzo melodico, dolce, profondo: una delle prove meglio riuscite e di valore dell’album. I ritmi più moderni e movimentati tornano con “Worth it” e “For the lovers”, con accenti electro e dance. Il pop firmato Akon ed i cori di sottofondo dei ritornelli fanno ancora da padrone in “I got  you”, che non dispiace per i ritmi r’n’b sofisticati e di gusto. Ma la cifra, la classe e la potenza di una voce leggendaria tornano in “Salute”, la ballata conclusiva: piuttosto vicina alla musicalità di illustri colleghe come Mariah Carey, è tutta giocata su un arrangiamento semplice, una melodia orecchiabile e la voce della diva che impreziosisce con i suoi alti e bassi: ma siamo ancora in un’atmosfera pop tradizionale e in una scia che è quella dei grandi successi della carriera della cantante. Insomma, un tentativo di unire ed avvicinare, legare e stringere, un’interprete ed il suo straordinario repertorio ad una tendenza, quella della musica d’oltreoceano, assolutamente moderna. Con un risultato che però non rende pienamente giustizia ad uno dei fari della musica e della cultura musicale mondiale anni ’90. Un ritorno sperato, voluto e ottenuto, quello della diva, che però non entusiasma e non coinvolge del tutto: con canzoni orecchiabili che non brillano in originalità ed inventiva e note a volte un po’ troppo moderne che, su di lei, non calzano a dovere. La vera forza del disco si insinua così tra le parole dei testi, che riguardano sé e la propria esperienza di vita vissuta: rendendo le disgrazie di una vita privata turbolenta ed agitata, quelle stesse difficoltà che l’avevano tenuta lontana dagli studi di incisione per un lungo periodo, un punto di partenza per ripartire e ricominciare. Per un ritorno poderoso e una grande affermazione di sé e della propria cifra artistica, facendo della rinascita musicale innanzitutto una nuova alba e un nuovo inizio. In un album che, meglio di un Greatest Hits, ripercorre metaforicamente una carriera e getta un ponte per il futuro. Sperando che questo sia solo il ritorno accattivante, che al pubblico ed al mercato internazionale strizzi ammiccante l’occhio, che riporti alla ribalta la voce di una grande interprete, di una grande donna, di una grande combattente.

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