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Recensione : Stadio - Diluvio universale

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Titolo: Diluvio universale
Artista: Stadio
Etichetta: Capitol/ Emi Music
Anno di uscita: 2009
Genere: Italiana
Voto: 7

 

Una loro celeberrima canzone, title-track di un omonimo, altrettanto famoso e valente album, recita: “Tu dammi ancora un minuto e chissà…chissà se ti piacerò!!’”. E al loro ultimo lavoro discografico, “Diluvio universale”, di secondi per incantare l’ascoltatore ne servono davvero una manciata. Poche battute, poche note, poche parole; la magia di un suono, la forza di un’atmosfera e di un’ispirazione originale ed autentica: e la scintilla scocca. Senza profusioni, inganni e giri di parole, il loro sigillo appare chiaro e la loro musica esplode a pieno. Perché questi, signori e signore, sono gli Stadio e “Diluvio universale” è il loro trascinate, lucido, passionale album numero 20 in carriera. Raffinato, curato, elegante, virile e veritiero, raccoglie tutto lo spirito rock della band bolognese formatasi come gruppo spalla di Lucio Dalla alla metà degli anni ’70 e, dal 1981, formazione autonoma tra le più vive e capaci di reinventarsi e adattarsi con stile. Un progetto proprio che, con la coerenza che non si trasforma mai in ripiegamento su di sé e che è lontana dalle mode del momento, gli Stadio portano avanti. Un percorso che tocca trent’anni di storia (musicale e non) e che li porta, con quest’ultima tappa, a parlare di amore, comunicazione, vita e sociale. Perché le canzoni d’amore, cui la splendida voce roca e maschile di Curreri ci ha abituato, non mancano; ma non mancano nemmeno canzoni di riflessione sul tempo e il Paese che viviamo, su un’epoca di disillusione e sogni rotti e infranti. Denuncia amara è quella affidata alle storie, parallele e maledette, di “Cortili lontani”, pezzo arricchito dalla presenza della salda voce di Saverio Grandi: la vita di una prostituta rumena, “stivali neri di pelle e una vita assai sottile, la bocca di miele e un fare un poco mercantile” si intreccia alla squallida esistenza del suo avventore “di mille anni e zero sogni, che a casa ha una donna che non lo aspetta e per suo figlio è un signor nessuno” per dipingere una realtà brutale che trasforma e disorienta: “Abbiamo pensato di raccontare la storia di due angeli che una vita disperata ha fatto diventare due diavoli; abbiamo descritto le loro anime, i loro vuoti, cercando di dare poesia a quelle solitudini. Senza pregiudizi e senza dare punti di riferimento”  dice del pezzo Gaetano Curreri, rivelando la grande attenzione alla tematiche di relazione e di coppia che trovano spazio nel cd. La solititudine, la confusione, l’emarginazione e il pregiudizio che fanno da padrone nel caotico ritratto moderno del nostro paese in “Benvenuti a Babilonia”: la terra delle illusioni infrante, delle urla spietate, dei sedicenti Re Mida che tutto trasformano in oro e parlano dai pulpiti dei talk show e che sporcano un paese che non è più la terra dell’oro cui molti aspirano. Una protesta che è sempre elegante, che viaggia solle note di un rock deciso e su un un’analisi lucida di un mondo in cui la comunicazione e le ralazioni di coppia sono difficili e compomesse: è questo il senso della canzone d’apertura, omonina rispretto all’album, dalla scorsa settiamana disponibile in video su You tube, in una realizzazione grafica simbolica sull’amore reale perduto e sul subentro dell’idealizzazione offerta dalla pubblicità. Scritta, dopo dieci anni di lontananza, a quattro mani con Vasco Rossi, è il “Diluvio universale” che disorienta, confonde, minaccia e scoppia nella vita a due quando si scopre di aver impegnato tutto se stesso in un patto univoco da cui è stata esclusa la parte segreta dell’altro, nell’impossibilità di comunicare e avvicinarsi. Ancora passato e rapporti difficili in “Gioia e dolore” che, sull’anotinomia del binomio, fonda il proprio fascino fatto di malinconia e passato. La vita, le insucurezze, le paure, gli addii di “Autunno”. E poi c’è l’amore in tutte le sue sfumature: la ritualità e la stanca vita di coppia in “Non si accorgerà”; la crudeltà del ricordo in “In questo vortice”; il sentimento che scoppia, carnale e passionale, che non può essere trattenuto in “Perdiamoci”; l’amore dolce e affattuoso di “Un pensiero per te”, quello dichiarato e totale di “Come pioggia in mare”. E poi le bellissime domande di “Resta come sei”, cantata con Fabrizio Moro, in un duetto splendido che fonde due delle voci più belle del panorama italiano nella celebrazione delle fragilità e delle debolozze di una creatura “semplice, instabile, fragile” da amare. E a conclusione, il romantico pianoforte di sottofondo in “La mia canzone per te”: commovente e commossa, è l’amore lontano, la tristezza dell’abbandono e la profondità della malinconia, con la promessa dell’eternità. Insomma, sfumature e stralci di un mondo intero che, senza giri e giochi di parole, entra a pieno nell’album con le sue note ispirate, le gioie di un sentimento poliedrico e sfaccettato e una realtà variata che continuamente cambia e disillude. Un percorso, un cammino, una polaroid  di un universo fatto di tante presenze e accomunato da un’unica minaccia: quel diluvio che sconvolge e che traspare già dalla copertina del cd, con il plumbeo tramonto sul mare “sporcato” impercettibilmente da un chiarore rossastro. E quella luce appena accennata nel front dell’album è la speranza contenuta in fondo al cd e che gli Stadio volgliono celebrare. Perchè se il mondo è il regno delle disillusioni, se è lo spazio in cui le donne si prostituiscono per fame e necessità, se è il luogo dell’inefficacia dell’espressione e dell’amore che va via, è anche l’universo dell’amore tenero, passionale, innocente, puro che sempre può e deve scoppiare; e che sempre continuerà ad essere. Il mondo della caduta e del rialzarsi; dello sbaglio, della consapevolezza e del rimedio; il mondo dell’impossibilità di comuinicare ma anche della speranza di rimanere semplici e veri. Per pensare all’alba che segue la notte, per pensare al pianoforte dolce che viene dopo il rumore; per pensare alle parole che venono dopo il silenzio. Per pensare alla colomba che viene dopo il diluvio.

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