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giovedì 24 settembre 2020

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Iron Maiden Live At Stadio Olimpico

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Lo stadio olimpico di Roma ospita, in una caldissima serata di Giugno, due mostri sacri dell'heavy metal mondiale, due band senza le quali probabilmente il metal stesso, almeno il metal come noi lo conosciamo, non esisterebbe neanche. Gli uni dopo gli altri, Iron Maiden e Motorhead salgono sul palco dell'Olimpico allietando la serata di un pubblico numeroso e in visibilio: era da tanto che la città eterna non ospitava un concerto heavy di questa caratura, e in grado di garantire una tale partecipazione (infatti di solito gli eventi principali sono localizzati al nord, e lo stesso Bruce Dickinson lo ha rimarcato dicendo "We're pleased to be here.. We've spent a lot of time in Milano, or Bologna.."), e il pubblico romano non ha mancato di ringraziare, accogliendo calorosamente tutte le band che si sono succedute sul palco.

Nell'ordine salgono alla ribalta: Sadist, la bella Lauren Harris (figlia d'arte, come si capisce facilmente dal cognome), Mastodon e i post-thrashers americani Machine Head, prima del gran finale con Motorhead e Maiden.

Lemmy e compagni fanno muovere il pubblico con la solita scaletta al fulmicotone, pezzi tiratissimi eseguiti tutti d'un fiato, con il classico ritmo da rullo compressore: Sacrifice, Killed By Death, Over The Top si susseguono fino alla solita devastante accoppiata Ace Of Spades - Overkill (dal finale arrembante ed infinito, come sempre). Mr. Rock 'n Roll himself, ovvero Lemmy Kilmister, colpisce ancora.

I Maiden esordiscono invece con una serie di pezzi, lunghi e anche abbastanza prolissi tratti dall'ultimo album, ma il mio terrore, cioè quello di vedere proposta per intero la tracklist di "A Matter Of Life And Death" (come era successo ai malcapitati che li hanno seguiti a Milano e Zurigo nel tour precedente) fortunatamente svanisce presto: Le note di Wratchild e poi quelle immancabili di The Trooper arrivano a fomentare l'esplosione della folla sul prato e gli applausi di quella assiepata sugli spalti. Nonostante i Maiden riescano a spegnere questo entusiasmo subito dopo a causa dell'esecuzione di "The Reincarnation Of Benjamin Breeg" (che tuttavia non avrebbe potuto essere evitata essendo la "hit" dell'ultimo album), il concerto riparte poi in quarta: la band suona pezzi da "Number Of The Beast", "Powerslave" e"Seventh Son", tra cui i classici dei classici come la title-track dal primo o "Two Minutes To Midnight" dal secondo, ma anche scelte particolari (e gradite dal sottoscritto) come "Children Of The Damned"(che Harris e soci non eseguivano live da parecchio tempo, a detta di Bruce Dickinson stesso), oltre all'immancabile "Fear Of The Dark". Il carisma del frontman, capace di trascinare il pubblico, e le spettacolari scenografie belliche (come al solito con la mascotte "Eddie" protagonista), completano lo show metallico offerto l'altra sera al pubblico di Roma da parte di una delle band che hanno fatto la storia del genere musicale.

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