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venerdì 25 settembre 2020

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Parts & Labor - Mapmaker

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Titolo: Mapmaker
Artista: Parts & Labor
Etichetta: JagJaguwar
Anno d'uscita: 2007
Genere: Rock Sperimentale
Voto: 8/10
Che cosa succede nel mondo quando la violenza ha picchi inusitati, una pessima classe politica ha in mano mezzo mondo, i problemi ambientalisti non vengono curati come dovrebbero e le cattiva gestione delle risorse economiche viene fatta da gente che sa la matematica come io so fare l’uncinetto?

La musica risorge!

Magra consolazione, direte voi. Io, invece, sto discretamente gongolando. Nessuno nel campo musicale riesce a stare zitto. Tutti escono con qualcosa: chi un album di stampo politico, chi “pro-peace”, chi di cruda rassegnazione, chi di totale e ferma indifferenza. Qualcuno riesce addirittura a rimanere nel proprio mondo d’arte sputando nel piatto dei problemi che lo circondano: “Art for art’s sake” avrebbe detto qualcuno più intelligente di me.

I Parts & Labor sono la forma odierna di arte dell’inutile intrattenimento: le parole perdono significato dinnanzi ad un muro sonoro, di stampo math/punk, da spellarsi le mani. Testi anche ben fatti, per carità, ma è la parte strumentale a colpire l’orecchio.

Si parte con la tiratissima “Fractured Skies”: la batteria, impazzita ed epilettica rulla creando terreno fertile per le esplosioni sonore della band. Le distorsioni, i fischi post industriali, sono lo sfondo del mondo che ci circonda: un’improvvisa apertura sonora ci tiene per mano e, con un sorriso ottimistico, ci dice che poi non tutto è perduto.

“Brighter Days”, di nuovo nel gorgo metropolitano: i Suicide si sono uniti a Pere Ubu e agli Squirrel Bait. Wow!

“Vision of repair” è per il momento la canzone dell’anno 2007: l’urgenza punk si unisce alla parte schizzata del mondo della musica elettronica. La musica qui diviene patologia: è irrefrenabile entusiasmo per la vita, per il sole, per la brezza. Vogliamo urlare e ballare come faceva quell’idiota del protagonista di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” in mezzo a quel dannato prato fiorito nel cuore della primavera.

“New Crimes”, dopo il suo abbrivio elettro-blues, riprende il tema e la ritmica del resto dell’album: non c’è un momento per prendere fiato. Le chitarre impazzite fischiano, il nostro cervello è in pappa.
Impossibile stare fermi.

Dopo la solennità di “Long Way Down” e il rito d’espiazione di “Ghosts Will Burn” è il momento dell’elettro-boogie “Unexplosions”: un incrocio fra i T.Rex, i Van der Graaf Generator e un qualsiasi cretino che, durante un concerto, ha dimenticato la chitarra troppo vicino all’amplificatore.
Il silenzio torna intorno a noi dopo qualche altro brillante spunto (l’euforica “Camera Shy” e l’espressiva e conclusiva “Knives and Pencils”) e altri momenti comunque all’altezza.
Sì, il 2007 ci sta piacendo!

Sincopato.



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