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sabato 04 aprile 2020

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Recensione : Lemmings - Lemmings

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Titolo: Lemmings
Artista: Lemmings
Etichetta: La Grande Onda
Anno di uscita: 2009
Genere: Ska
Voto: 7,5

 

Raramente mi capitano dischi in cui ogni canzone, volente o nolente mi piaccia. "Lemmings" è uno di quelli. Prendendola larga potrei citare in giudizio il mio parere positivo sullo ska in generale, ma qui è qualcosa di più, qui è ska-punk-soul-rock 'n roll-leggera italiana anni'50-folk; una definizione del genere è ovviamente ridicola e fuorviante, mi limiterò a definirlo ska in quanto elemento preponderante. Al di là di queste discussioni squisitamente (e noiosamente) tecniche, decido di ascoltare il disco una seconda, una terza e una quarta volta; il risultato è che già canticchio strofe e ritornelli (con buona pace dei vicini), e ciò lo reputo un buon segno. "Lemmings" è l'omonimo album d'esordio di questa band che evidentemente fa del lato scenico il suo punto di forza (senza sminuire il lato tecnico cui dietro si cela un gran lavoro), è evidente che i live sono il loro pane quotidiano (posso dirlo con certezza grazie a quel grandioso archivio che è Youtube). - Ma insomma, com'è sto disco? - si potrebbe chiedere, domandare è lecito, rispondere è cortesia - Uno dei più belli che abbia ascoltato ultimamente -. Al di là di questa classificazione relativa, il disco è in assoluto piacevole e coinvolgente, ballabile e penetrante, lo ascolti e ti rimane addosso.

Sarebbe difficile dire quali sono le migliori, personalmente le ho trovate tutte gradevolissime, alcune di più e alcune di meno, indubbiamente le mie preferite restano le prime tracce, "Pret å Porter" la prima messa all'inizio non a caso, rappresenta ciò che i Lemmings vogliono trasmettere, quella è la loro musica e non si tratta di una questione temporanea, stagioanle (pret å porter per l'appunto). La seconda è "Non suono Indie", a mio parere la migliore dell'album  (e se lo dicono anche loro alla fine della canzone) insieme alla successiva "C'è una scimmia tra noi". Dopo le prime 5 tracce (di cui ne ho segnalate alcune) l'album assiste a una rottura  rappresentata da "L'anima che tocchi", una canzone stile Neffa veramente azzeccata soprattutto per il fatto che segue canzone abbastanza movimentate cedendo all'ascoltatore un momento più rilassato. Le tracce successive sono abbastanza sperimentali mescolando generi raggiungendo comunque dei risultati inaspettati che si impiantano nell'orecchio, riuscendo a "sapere di già sentito" ma nuovo. Di questo lato sperimentale cito "Democratica", che è un po' l'emblema, un cantato parzialmente in dialetto adagiato su musiche e strumenti tipicamente folk. L'ultima traccia si chiama "Pret å Porter ..... Reprise", ed è una semplice ripetizione del coretto "shubarù" della prima canzone, che magari non ha significato, non vorrà dire nulla, ma perché prendersi sul serio quando con leggerezza e semplicità si può proporre un lavoro così bello e completo?

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