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lunedì 28 settembre 2020

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Recensione : Vinegar Socks - Vinegar Socks

23.11.2009 - Marcello Moi



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Titolo: Vinegar Socks
Artista: Vinegar Socks
Etichetta: Autoproduzione
Anno di uscita: 2009
Genere: Folk
Voto: 6,5

 

Con i Vinegar Socks entriamo in una dimensione senza tempo, fatta di luci soffuse, colori spenti e un po' di malinconia. Folk (a tratti quasi country) americano d'autore si fonde con tonalità nostalgiche e ancestrali, riuscendo a creare un'atmosfera intensa e avvolgente che si potrebbe definire senza troppi giri di parole Sehnsucht; se amate la musica che vi fa sospirare questo disco fa decisamente al caso vostro. 
Si capisce da subito che questi ragazzi non sono degli sprovveduti, tant'è che le loro musiche fanno da colonna sonora al film “Dieci inverni” presentato quest'anno alla Mostra del Cinema di Venezia. La ricetta, in assenza di percussioni, consiste nell'intreccio di chitarre e mandolino: finger-picking e flat-picking che tengono un tempo lento ma costante, con incursioni delicate di violino per guarnire questo raffinato piatto di nouvelle cusine. E' un ottimo folk, lo si capisce soprattutto dai suoni sempre nitidi e cristallini (anche se un po' troppo freddi). Il primo singolo estratto dall'album, “Chimney sweeper”, è anche il pezzo più riuscito del disco: un lento crescendo che parte da una chitarra lontana per arrivare ad  un ritornello trascinante, abilmente decorato da un violino che strizza l'occhio alle musiche gitane. Da segnalare anche “Ashmites”, per il suo slide irresistibile,  e “Zeppo”, brano rock-blues celato dall'alone acustico del disco.
Unica pecca di questo lavoro è l'eccessiva monotonia che alla lunga prende il sopravvento, ma d'altronde la difficoltà degli strumenti acustici e' proprio questa: rendere un disco speciale e variegato senza l'aiuto del magico mondo dell'effettistica. Bisogna quindi contare solo sugli arrangiamenti e sul ritmo, e se da un lato la scelta di creare un'atmosfera e uno stile inconfondibili gioca a favore di questo gruppo, dall'altro porta irrimediabilmente alla scelta di quelle due o tre tonalità “tipiche” e quel ritmo “sostenuto ma non troppo”. Rimane comunque un buon lavoro, di stampo inequivocabilmente retrò, che con la sua uscita conferma un atteso ritorno in auge del genere folk e acustico.

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