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martedì 31 marzo 2020

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Recensione : Nancy Elizabeth - Wrought Iron

23.11.2009 - Anna Corrado



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Titolo: Wrought Iron
Artista: Nancy Elizabeth
Etichetta: Leaf
Anno di uscita: 2009
Genere: Folk - Songwriter
Voto: 7,5

 

Dopo due anni ritroviamo la giovane ragazza inglese, originaria di Lancashire, con un nuovo disco "Wrought Iron". Già nel precedente lavoro, "Battle and Victory", l' abbiamo vista impegnata in sonorità prettamente folk, dove ha dimostrato tutta la sua bravura di folksinger: composizioni pesate e pensate dove spicca la voce di Nancy e la sua amata chitarra. Dal 2007, uscita di "Battle and Victory, ad ora, la nostra polistrumentista inglese, non si è persa d'animo ed ha collaborato ad importanti progetti di natura eterogeneatra cui spiccano i nomi del giapponese Susumu Yokota, con cui ha composto le trame elettroniche dell'album "Mother" e dello scozzese James Yorkston, senza dimenticare le sue esibizioni live assieme ad Adam, cantautore folk turco-inglese.

Scritto e composto tra le isole Fær Øer e un villaggio rurale in Aragona, nel Nord-Est della Spagna, "Wrought Iron" è il risultato della pace vissuta da Nancy durante questo periodo, della solitudine e del silenzio che l'hanno accompagnata e dell'atmosfera da lei respirata in quei luoghi.
Abbandonato lo stile barocco e l'arpa che segnavano il precedente lavoro, la folksinger inglese si lascia trasportare dalle calde e sognanti note di un pianoforte che forniscono la struttura portante dell'album e che accompagnano la sublime voce della Elizabeth per tutta la durata del disco, venendo ancor più a marcare le linee vocali studiate a lungo e ora raggiunte con singolare bravura.
Non mancano sicuramente le influenze del cantautorato femminile partendo dalla Pj Harvey di "White Chalk", passando per le icone della musica quali Joni Mitchell e Bjork.

La strumentale "Cairns" apre le danze, il ruolo del pianoforte fa subito da protagonista, generando con una calma eterna "Bring on the Hurricane", dove in un climax di intensità risuonano le liriche delicate di Nancy.
Tutto scorre attraverso le malinconiche note folk di  "Tow the Line" e sfocia in "Feet of Courage": la voce della Elizabeth si lascia cullare dal ritmo ben scadito dei cori di sottofondo, creando un brano dove le voci fanno da perno allo scarno sottofondo musicale.
"Divining" riprende i toni grigi, di matrice folk, disegnando un freddo paesaggio isolato, mosso unicamente dalle soavi note di una tromba che compare, intrecciandosi con il sempre presente pianoforte.
Si passa poi alle più eteree melodie di "Cat Bells" sottolineate dai dolci rintocchi di campane, ripresi poi in "Winter, Baby": l'immagine che ne esce è di perfetta complemetarietà tra i due brani.
In "Ruins" e "Canoy" la voce di Nancy raggiunge l'apoteosi: scorre, scivola con singolare delicatezza, sfiorando, accarezzando e raggiungendo le emozioni più intense.
Le sfumature più rock si incontrano in "The Act" e raggiungono l' apice con "Lay Low", sicuramente la perla del disco.

Sicuramente più elitario del precedente, "Wrought Iron" (Ferro Battuto), si distingue da "Battle and Victory" proprio per il suo carattere deciso, fluido e mai ripetitivo: undici tracce che scivolano trasportando l'ascoltatore in un mondo idilliaco, di pace, già dal primo ascolto.
Assolutamente classificabile come una perla del cantautorato femminile "Wrought Iron" conferma ulteriormente la Elizabeth  una "prima donna" per quanto riguarda questo genere.

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