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sabato 04 aprile 2020

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Recensione : Barn Owl - Conjurer

08.12.2009 - Damiano Rizzo



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Titolo: Conjurer
Artista: Barn Owl
Etichetta: Root Strata
Anno di uscita: 2009
Genere: Psichedelia, Drone, Folk, Doom
Voto: 7

 

Un'attesa spasmodica ampiamente ripagata quella per gli americani Barn Owl, autori l'anno scorso di un ottimo debut album come "From Our Mouths A Perpetual Light", uscito per Digitalis Industries, e dello split LP con Tom Carter per Blackest Rainbow.
Evan Caminiti e Jon Porras, le due menti dietro il progetto Barn Owl, perpetuano le loro esplorazioni sonore nei meandri della nuova psichedelia ultraterrena. Un melting pot perfettamente calibrato tra droning diafano, folk / blues minimale, colonne sonore morriconiane, doom ed un pizzico di rock desertico; e come da copione, una profonda spiritualità pervade tutto il pattern.
La prima composizione (sono quattro in totale), "Into The Red Horizon",  pone il sound del duo a metà tra gli Earth di "Hex: Or Printing In The Infernal Method" e il Neil Young di "Dead Man", nella vena più scheletrica e bucolica possibile. Tuttavia gli arrangiamenti non appaiono così doviziosi di particolari come quelli della band di Dylan Carlson, in favore di un suono più spoglio e primitivo, in grado di mettere a nudo la propria anima. Questo si evince anche nelle restanti tracce di "Conjurer".
Quando la batteria cessa di ritmare, chitarre dal vago sapore folkish (in più di un occasione aleggiano delle soluzioni a la Jamie Blackshaw), vallate di feedback e drone, ed infine maestose distorsioni di luce bianca, ammaliano per la totalizzante esperienza "trance-inducing". Ogni vuoto, ogni sospiro del vento ed ogni vibrazione, in quel preciso istante, ha una propria musicalità, ben definita, capace di proiettare l'ascoltatore in uno stato di ipnosi meditativa. Come in "Procession Of Golden Bones", e nella gloriosa tempesta elettrica in crescendo di "Ancient Of Days", dal quale emergono delle malinconiche note di piano a chiudere l'album. Atmosfere crepuscolari che annebbiano la mente, eppure così dannatamente estatiche e difficili da dimenticare.
"Conjurer" narra storie di paesaggi inesplorati, visti sotto l'occhio lisergico di uno sciamano in piena botta da peyote.
Un drogato tragitto sonoro segnato dalle inconfondibili vicende strumentali dei Barn Owl.

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