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giovedì 24 settembre 2020

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Recensione : Mordant Music - SyMptoMs

20.12.2009 - Federico Romagnoli



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Titolo: SyMptoMs
Artista: Mordant Music
Etichetta: Mordant
Anno di uscita: 2009
Genere: electro-pop, cyber-punk, IDM
Voto: 8

 

Chi ha incrociato sulla sua via le vecchie opere a nome Mordant Music rimarrà stupito da questa nuova fatica. Si tratta del primo album in cui il marchio ad appannaggio di Baron Mordant affronta la forma-canzone, laddove i precedenti contenevano squarci elettronici strumentali in qualche modo avvicinabili all'universo della Ghost Box. Si apre quindi una nuova fase per il musicista londinese, all'insegna di un plumbeo miscuglio fra l'immaginario cyber-punk, le strutture del synth-pop e il suono della dance sperimentale.
L'iniziale "Where Can You Scream", in vero, non è rappresentativa del sound del disco, per quanto risulti carica di suggestioni: un cristallino suono elettronico lasciato a creare rifrazioni nel vuoto, la profonda voce di Mordant e nient'altro. Il risultato è esotico e austero al contempo, quasi una versione spacey del David Sylvian anni Novanta. Dalla seconda traccia, "Pissing In Sinks", inizia il viaggio nella cibernetica metropoli del futuro, che non avrà termine se non con la fine dell'album.
Tutti i brani hanno tastiere che forniscono un suono cupo e notturno, e lo fanno nelle modalità più svariate: droni, pulsazioni, raggi laser, tappeti atmosferici, muri di suono future-pop, pernacchie daftpunkiane incattivite da timbri oscuri, nonché kraftwerkiani riff sintetici di note ben scandite. Proprio per il suo tenere il piede nelle tre staffe indicate all'inizio, l'album risulta difficilmente classificabile: dovendo indicarne uno simile, la memoria corre a un vertice del disturbo di identità, "Dubnobasswithmyheadman", capolavoro degli Underworld che una quindicina d'anni prima scavalcò diverse staccionate, collegando per direttissima la house progressiva con le propaggini funky del pop dell'epoca. Proprio quel suono è lil più solido parallelo ipotizzabile per un brano come "SyMptoMs", esplorazione nella fantascienza del pensiero elettronico, guidata da beats ottundenti, come dotati di un riverbero a breve raggio. Anche il canto di Mordant, per tono ombroso e pronuncia pacata-ma-incalzante, fa tornare alla mente le conturbanti recitazioni degli Underworld in brani quali "Dark And Long" e "Dirty Epic". Il resto dell'album non raggiunge forse un simile vertice, ma si mantiene su livelli notevoli, fra il motorik-beat digitale di "You Are A Door", la new-age robotica di "Another Uncompleted Dome", il pop metallico di "In Truth Is Wine", il minimalismo ansiogeno eppure armonioso di "Seeing Death Thru Eric Gates" e la lunga dissonanza posta al termine di "Terms And Conditions".

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