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sabato 19 settembre 2020

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Recensione : Yoñlu - A Society In Which No Tear Is Shed Is Inconceivably Mediocre

20.12.2009 - Federico Romagnoli



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Titolo: A Society In Which No Tear Is Shed Is Inconceivably Mediocre
Artista: Yoñlu
Etichetta: Luaka Bop
Anno di uscita: 2009
Genere: Indie Pop, Folk
Voto: 7

 

La triste storia di Vinícius Gageiro Marques è sin troppo nota, cercheremo quindi di sintetizzarla in pochi passi. Il 26 luglio 2006 un sedicenne di Porto Alegre si uccide inalando monossido di carbonio, dopo averlo annunciato in un forum. Successivamente il padre rintraccia nel pc una manciata di canzoni registrate da Vinícius durante i suoi ultimi mesi e le fa circolare in rete: la risposta è sorprendente, l'entusiasmo generale, i paragoni si sprecano, da Beck a Os Mutantes passando per Caetano Veloso, sono in molti a pensare i brani racchiudano tanto l'indie-pop anglofono quanto le raffinatezze della tradizione brasiliana. Nel 2008 una etichetta locale pubblica buona parte del materiale in un cd intitolato "Yoñlu", il nick utilizzato dal ragazzo nelle comunità online, mentre nel 2009 è la volta di "A Society In Which No Tear Is Shed Is Inconceivably Mediocre", riedizione per il mercato occidentale a opera dell'etichetta di David Byrne. Precisiamo subito che l'album ha due grosse pecche: oltre alla scarsa omogeneità dovuta al fatto di essere una raccolta di pezzi sparsi, sarebbe stata cosa buona e giusta inserirvi l'intera opera di Vinícius, anziché le sole quattordici tracce che lo compongono (la versione brasiliana ne conteneva ventitré, per quanto anche lì mancasse qualcosa: si ottiene un oggetto completo solo sovrapponendo le due edizioni). Detto ciò, presi uno ad uno, diversi brani sono stupefacenti, a partire da "Little Kids", cover dei Kings Of Convenience ridotta a embrione di neanche due minuti, con una sghemba progressione di pianoforte a fare da coda strumentale, anziché a ricamare il pezzo per l'intera durata come nell'originale. Vinícius registrava tutto in camera sua, con un pc, un campionatore e numerosi strumenti, tutti equamente maneggiati con abilità. La qualità audio non è affatto scadente, anche considerando i mezzi a disposizione: risulta anzi meno lo-fi di molte produzioni dell'ormai affermata scena weird americana. Il capolavoro del disco è "The Boy And The Tiger", collage country/hip-hop di sei minuti, in cui Vinícius mostra una padronanza pressoché totale della propria voce: non si sentono tutti i giorni sedicenni in grado di passare con disinvoltura dai borbottii di Nick Cave alle contorsioni di Peter Hammill, mentre un attimo dopo eccolo rappare con una raffinata cadenza soul. A concludere il brano è la registrazione di un pezzo di storia del Brasile, il discorso con cui Caetano Veloso contestò il pubblico di studenti conservatori accorsi a fischiarlo durante un celebre festival, pochi mesi prima del suo esilio. I brani sono divisi fra inglese e portoghese, e da alcuni titoli si evince, a posteriori, lo spettro del mal di vivere: "Katie Don't Be Depressed" (carezza indie-pop per voce, piano e chitarra elettrica), "Humiliation", "Suicide" (bozzetti di due minuti che fanno tornare alla mente i primi demo di Nick Drake). In attesa di un'uscita che contenga finalmente tutte le creazioni di questo piccolo grande uomo, non resta che salutarci sulle note della conclusiva "Waterfall", angelico sovrapporsi di vocalizzi astratti, rinforzato nella seconda metà da un cullante beat elettronico.

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