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lunedì 28 settembre 2020

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Recensione : Max de Aloe, Bill Carrothers - Apnea

11.01.2010 - Marcello Moi



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Titolo: Apnea
Artista: Max de Aloe, Bill Carrothers
Etichetta: Abeat Records
Anno di uscita: 2009
Genere: Jazz
Voto: 7

 

Si chiama “Apnea”  il lavoro nato dalla collaborazione tra l'armonicista italiano Max de Aloe e il pianista statunitense Bill Carrothers. Segni particolari: chiamatelo come volete, ma non disco. Ispirato ai romanzi dell'autore giapponese Murakami Haruki, quest'opera interamente strumentale ha così tanto in comune con la letteratura che cogliere solo la dimensione musicale sarebbe fin troppo riduttivo.

Bisogna partire da molto lontano per capire questo “Apnea”, precisamente dal Giappone: una terra che non si può comprendere finché non la si vive di persona, un bizzarro incrocio tra follie medievaleggianti e Blade Runner, una terra dove convivono caos e silenzio e dove milioni di persone si ignorano quotidianamente ma si salutano con pomposi inchini. In questo luogo Murakami Haruki tesse con grande acume le sue trame, fatte soprattutto di introspezione e progressivo abbandono del piano reale in favore di una dimensione onirica e rarefatta. E, perché no, di un filo di malinconia.

“Apnea” va capito più che ascoltato. E' jazz, ma lasciarsi trasportare dal jazz in questo caso non significa venire travolti da una incomprensibile deriva ipertecnicistica senza capo  é coda, che d'altronde avrebbe ben poco di introspettivo. Largo allora all'armonica, che da strumento-simbolo della musica popolare diventa raffinata fonte di suggestioni, come un pennello per dipingere acquerelli dalle tinte soffuse nella nostra mente. Non c'è traccia di virtuosismo e il ritmo è tutto fuorché sostenuto, il che permette di cogliere  l'impressionante potenza sonora dell'armonica ben lontana dal suono stridulo e sottile radicato nell'immaginario collettivo. La presenza di una melodia in quasi tutte le dodici tracce e l'assenza di virtuosismo sono assai anomale per il genere; in effetti, l'unico tratto che ci permette di incasellare “Apnea” nel jazz è la capacità di creare suoni sempre uguali ma sempre diversi tra di loro, combinando le stesse note in infiniti modi senza mai ripetersi.

Bene anche il pianoforte, anche se colpisce meno dell'armonica, probabilmente perché di questi tempi siamo letteralmente sommersi da pianisti lenti d'atmosfera e il nostro orecchio è forse più abituato. Curioso che, ascoltando attentamente, in alcuni pezzi si possa sentire il pianista Carrothers canticchiare le note che sta suonando. Divertente, e ci fa ricordare che lo faceva anche il grande Glenn Gould (ascoltare la sua interpretazione delle “Variazioni di Goldberg” di Bach per credere)... chissà, forse è un vezzo dei grandi pianisti.

“Apnea” è un degno complemento dei romanzi di Murakami Haruki, anche perchè egli stesso prima di scoprire sua vena letteraria era proprietario di un jazz bar a Tokyo che gli ha consentito di raccogliere molte delle storie per i suoi romanzi. Uno scrittore amante della musica, che a sua volta fornisce l'ispirazione a dei musicisti: un cerchio che si chiude e una bella storia di persone che, pur non conoscendosi, riescono ad incontrarsi nell'arte.

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