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lunedì 17 febbraio 2020

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Live Report: Paul McCartney @ O2 (Dublin)

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Mentre Paul lascia il palco definitivamente, dopo una poderosa The End, viene da sorridere. Tutti quelli che pensano che costui non sia altro che un sosia (e oggi tra lifting e tinta ai capelli potrebbe anche darsi) evidentemente non lo hanno mai sentito suonare dal vivo. A sessantasette anni compiuti McCartney regala a Dublino due ore e quaranta indimenticabili, tiratissime su una scaletta che fa poche concessioni al repertorio non Beatles e che, rispetto al Back In the World tour del 2003/2004 riduce al minimo indispensabile il set acustico per pigiare l'acceleratore sul rock.

Così Blackbird, Eleanor Rigby, Here Today e Yesterday sono diluite durante la scaletta, mentre Something, accompagnata da una sequenza di foto di George Harrison, viene proposta con l'ukulele fino al ritornello, momento in cui entra la band sull’arrangiamento classico. Proprio l'omaggio a Lennon, invece, è il momento più toccante. Sebbene Paul ripeta a memoria il copione tra un pezzo e l'altro, difficile non credergli quando presenta Here Today come "il discorso che avrebbe voluto fare a John". E ancora John è omaggiato con un medley tra A Day In the Life e Give Peace a Chance.

Paul ripercorre tutta la sua carriera alternandosi al basso Hofner, alla chitarra elettrica ed al piano (a parte le divagazioni su ukulele e mandolino per Dance Tonight). Nella prima parte del concerto i pezzi più recenti sono alternati ai classici dei Beatles e dei Wings, ma tutta la seconda metà dello show concede soltanto Live and Let Die al periodo post Fab Four. A Paul va dato il merito enorme di non cambiare neanche una virgola a tutti i suoi classici: chi vorrebbe sentire Yesterday al pianoforte o Hey Jude alla chitarra? Nonostante i pezzi recenti abbiano un'ottima resa dal vivo, si sente un'emozione diversa quando parte, ad esempio Get Back, o le novità del 2009 Day Tripper, Obladi Oblada (salutata da un boato e cantata per intero da tutto l'O2), And I Love Her, Magical Mistery Tour.

Gli anni passano anche per le leggende, a Paul ci vuole un po' per entrare nel vivo: se all'inizio la voce è un po' incerta, Helter Skelter durante il secondo encore ricorda a un O2 sold out, multi- generazionale ed entusiasta che l'unico vero alfiere della memoria dei Beatles ha ancora molto da dare.

Ottima e collaudatissima la band (la stessa da più di cinque anni), ma una menzione speciale va ad Abe Laboriel Jr., che dalla batteria è un vero show nello show: oltre a suonare con tutto il corpo e ad essere evidentemente il più in sintonia con Sir Paul, il simpaticissimo batterista è la vera colonna della band: seconda voce su tutti i pezzi dove serve e una scarica elettrica ritmica in tutto il repertorio classico.

Unica nota dolente: sembra che i pezzi più urlati (Can't By Me Love, I saw Her Standing There) stiano lentamente scomparendo dalla scaletta, complice forse la tenuta fisica di McCartney. Viene inevitabilmente da pensare che anche se Paul, a fine serata, sembra avere quarant'anni in meno che all'inizio, ogni tour potrebbe essere l'ultimo. La magia è tutta là, davvero, ma per quanto ancora?

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