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lunedì 17 febbraio 2020

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Recensione : Leyland Kirby - Sadly, The Future Is No Longer What It Was

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Titolo: Sadly, The Future Is No Longer What It Was
Artista: Leyland Kirby
Etichetta: History Always Favours the Winners
Anno di uscita: 2009
Genere: Dark-Ambient
Voto: 8

 

Leyland Kirby, specialmente per il lavoro svolto a nome Caretaker, è da una decina d'anni uno dei punti di riferimento della scena dark-ambient, e con l'album del 2008, "Persistent Repetition of Phrases", aveva allargato la propria fama anche fuori dal ristretto recinto di genere, arrivando a ingraziarsi persino i recensori di The Wire. L'album venne forse sopravvalutato: i brani consistevano in sparuti pastelli ambient dal sapore arcano, suonati in lontananza e sommersi da uno strato di sfrigolii, come se provenissero da un grammofono. Idea affascinante, ma che mandata avanti a lungo mostrava inevitabilmente la corda, anche a causa dello sviluppo limitato delle melodie. Liberatosi dal moniker, Kirby pubblica ora una monumentale opera a proprio nome, rivelandosi capace di creazioni ben più articolate. "Sadly, The Future Is No Longer What It Was" è composto da tre dischi di oltre un'ora e un quarto l'uno, e esplora un ampio ventaglio di soluzioni tipiche dell'ambient degli ultimi dieci anni, aggiungendo in taluni episodi elementi che portano avanti la ricerca di nuovi spettri sonori. I titoli, alcuni dei quali molto lunghi, assumono sapori descrittivi atti a fornire ulteriori dettagli all'interpretazione dell'ascoltatore. I tre dischi non sono divisi per tematiche o sonorità, e la disposizione dei brani è pertanto da ascriversi al solo sentimento dall'autore: è tuttavia sconsigliabile affrontare una simile opera come blocco unico, se ne verrebbe sopraffatti. Più sano risulterebbe affrontare un disco alla volta, cercando di assorbirne i dettagli, e una volta creatasi un'impressione generale, concentrarsi sui momenti ritenuti più interessanti (di certo non si tratta di un approccio popolare, in un'epoca di downloaders compulsivi e di ascolti al fast-forward). Rispetto ai lavori di Caretaker molte cose sono cambiate: le composizioni si sviluppano rigogliose, le melodie, talvolta solo accennate, talvolta dense e corali, vantano un afflato epico che fornisce un impatto ben maggiore, sicché "Sadly..." potrebbe paradossalmente risultare più abbordabile delle precedenti uscite di Kirby, pur durando il triplo. Anche il trattamento della grana sonora vanta più sfumature: l'album è costantemente disturbato, probabilmente allo scopo di fornire quell'aura di distanza, di interrogativi persi nella notte dei tempi, ma questa volta non viene utilizzato il solo gracidio da grammofono, si ricorre bensì a diversi tipi di saturazione, dal soffio di vento ottenuto tramite qualche manipolazione alle distorsioni causa eccesso di volume, passando per il semplice ma sempre efficace ovattamento. I brani spaziano fra romantiche progressioni di piano e synth ("When We Parted My Heart Wanted To Die") e asmatiche bolle di suono lasciate a posarsi su rimbrotti industrial ("When Did Our Dreams And Futures Drift So Far Apart?"), opache distese attraversate da cristallini suoni metallici ("Not Even Nostalgia Is As Good As It Used ToIBe") e protrarsi analogici di climax mai raggiunti che muoiono uno nell'altro ("Stralauer Peninsula"). "And As I Sat Beside You I Felt The Great Sadness Of That Day" è una struggente esplorazione nelle lande che un tempo appartennero ai Tangerine Dream di "Mysterious Semblance At The Strand Of Nightmare", mentre la chiusura è affidata alle magie pianistiche di "And At Dawn Armed With Glowing Patience We Will Enter The Cities Of Glory", da immaginare come elegia per una città britannica di fine Ottocento, possibilmente Londra, inquadratura notturna con il campo che scorre lentamente in orizzontale, mostrandoci ora un gatto che si muove furtivo fra le immondizie, ora una piazza desolata, fioche luci di lampioni, l'ombra di un derelitto che si trascina stanca verso casa dopo una serata balorda, poi l'immagine sale verso l'alto, e una lunga distesa di tetti si slancia verso il cielo, il Tamigi saluta silente, e gradualmente tutto si rischiara, in attesa dell'alba.

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