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lunedì 28 settembre 2020

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Recensione : For Against- Never Been

17.01.2010 - Federico Romagnoli



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Titolo: Never Been
Artista: For Against
Etichetta: Words On Music
Anno di uscita: 2009
Genere: indie-pop, dream-pop, post-punk
Voto: 7,5

 

Approcciarsi al nuovo album dei For Against senza conoscerne il retroscena potrebbe inficiarne la comprensione: nonostante sia composto da canzoni capaci di difendersi egregiamente, il sound che lo colora è il risultato di una serie di innesti operati su quella che potremmo considerare la loro formula classica. I For Against non hanno lasciato un segno nella storia del rock, rappresentano anzi una di quelle band a margine, ancora in attesa di venire rivalutate in tempi in cui viene rivalutata qualsiasi cosa. Similmente a molte compagini post-punk emerse nella seconda metà degli anni Ottanta, la loro musica venne recepita come fuori tempo massimo, probabilmente perché non c'erano ancora gli elementi per comprendere che, tolti i pur invadenti segni del passato, sottopelle si nascondessero i germi di ciò che sarebbe successo di lì a breve. Oggi che abbiamo però la possibilità di osservare le cose in retrospettiva, è deprimente che quella scuola di musicisti non abbia ancora riscosso le lodi che meriterebbe, e dire che i For Against un seguito, benché di culto, lo hanno pure raccolto: c'è chi se la passa peggio (qualcuno ha detto Breathless?). Cosa rendeva la musica del trio di Lincoln tanto unica, in sostanza? A parte il fatto che fossero impregnati di una classicità british più che mai inusuale per dei vicini di casa di Bruce Springsteen, provate a immaginare un impossibile raccordo fra le ritmiche del post-punk (in particolare Factory Records), la vocalità incorporea di dream-pop e shoegaze, e i jingle-jangle chitarristici dell'indie-pop (che all'epoca muoveva i primi passi). Considerando che i due dischi storici della band ("Echelons" e "December") uscirono fra il 1987 e il 1988, si comprende come alcuni fra gli elementi della ricetta fossero a dir poco avveniristici: la critica focalizzò purtroppo l'attenzione sulla base post-punk e sul mood oscuro, liquidandoli come l'ennesima band gotica da gettare nel calderone senza tanti complimenti. Come piazzare il nuovo album, fatte queste premesse? Di certo non sarebbe da tesserne le lodi se il quadro non si fosse evoluto, attraverso scioglimenti, reunion, album minori e qualche cambio di formazione: quello a cui siamo approdati è un indie-pop etereo e leggiadro, in cui la componente gotica è stata epurata dal corso del tempo per lasciare spazio a una comunque desolata malinconia. Rimane il basso di derivazione post-punk, ma utilizza meno spigoli e mira a una serie di trame carezzevoli non distanti dalla Sarah Records. Lo stesso dicasi per le chitarre, meno frenetiche di un tempo. La voce di Jeffrey Runnings è sempre la stessa (e che il cielo la protegga), ma senza eco. Dulcis in fundo, e questa è la vera novità, troviamo più di un brano in cui a far da guida è il pianoforte. La recensione poteva in realtà durare una riga: sono dei For Against ridotti nell'irruenza e nella cupezza, rigonfiati nel fattore autunnale, e iniettati di pianoforte. Fra i momenti migliori le chitarre ruggenti di "Antidote" (che circondate come sono da un contesto tutto sfumature e sentori nostalgici, non provocano alcun dolore), il misto di lacrime, rugiada e jangle di "Sameness" e "Different Departures", e l'imponente andamento di "For A Time", da annoverare fra i migliori pezzi del loro repertorio, con i suoi sette minuti di struggimenti pianistici e chitarre epiche. Finale da abbandono con Runnings che ripete inerme "I'm the only one who knows": l'immagine di un'anima che cade in terra, forse a riposare, candida come un fiore nonostante i rivoli di sangue che colano tutt'intorno.

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