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sabato 22 febbraio 2020

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Recensione : Nadar Solo - Un Piano per Fuggire

24.01.2010 - Chiara Landi



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Titolo: Un Piano per Fuggire
Artista: Nadar Solo
Etichetta: Massive Arts
Anno di uscita: 2010
Genere: Alt Rock
Voto: 7

 

Che ai  Nadar Solo non piacciano le etichette dei critici musicali è un dato di fatto e i membri della band non lo nascondono; dopo svariati ascolti del loro nuovo lavoro però non riesce difficile trovare un genere ben preciso per questo trio torinese che tenta di “nuotare solo”(usando la traduzione del loro monile) nell’ormai saturo panorama indipendente italiano. E per nuotare nella vastità di questo mare si sono affidati a “Un piano per fuggire”, il loro secondo disco composto da 12 tracce registrate ai Massive Arts Studios. Nei 12 “piani” del disco l’ascoltatore si troverà davanti a un gruppo che ha le idee ben chiare e cerca di spingere al massimo sull’acceleratore. Con l’opener “7 anni” sono le note della chitarra di Federico a dirigere i lavori e ad accompagnare la voce di Matteo(che spesso ha riportato alla memoria Davide Toffolo dei TARM o Alberto Ferrari dei Verdena nei momenti più melodici). Con l’avanzare del disco sono le distorsioni a fare da padrone delle tracce, a volte richiamando reminiscenze post-grunge e altre riprendendo la lezioni dei maestri italiani della scena indipendente, vecchi Marlene Kuntz e Afterhours in primis. Di certo il trio non risparmia i momenti più dolci e pacati come in“5 Secondi”, che sembra una continuazione di Luna dei Verdena e in “La Strada”, dove è di nuovo la bella voce di Matteo a primeggiare. Con “Le 100 Cose” la band cerca di discostarsi dal sound un po’ troppo imitato dei gruppi sopracitati e ci riesce con delle linee vocali al limite dello spoken-words e persino qualcosa di “filastrocchesco”; s i continua con il wall di chitarre che accompagna i ritornelli sempre piuttosto catchy, il basso spesso pulsante che ricorda quasi le linee postpunk/goth inglesi degli eighties,e la batteria sempre ben definita e molto martellante di Luca(“Fogli di Carta” e “Stato Maggiore” sono ottimi esempi e pur sempre ottimi momenti). In fin dei conti si può dire che il piano di fuga dei Nadar Solo è andato a buon fine e ha prodotto un buon disco che potrebbe rendere felici coloro i quali sono legati alla scena italiana più alternativa. Come visto infatti dai buon esiti radiofonici e anche televisivi che il gruppo ha conseguito,rimane solo agli ascoltatori l’ultimo giudizio. Per ora possiamo reputare i Nadar Solo promossi con buonissimi voti.

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