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domenica 29 marzo 2020

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Recensione : Il Vortice - Dodici gradi di grigio

31.01.2010 - Sebastiano Angelini



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Titolo: Dodici gradi di grigio
Artista: Il Vortice
Etichetta: I Make Records
Anno di uscita: 2010
Genere: Indie Rock, post Rock
Voto: 7

 

Un viaggio oscuro e soffocante, all'interno del mare bianco sporco creato goccia su goccia, nota su nota, dalle dodici tracce del nuovo album del trio campano de Il Vortice.  

Giunti al loro secondo full-lenght dopo il buon esordio del 2003 con "Le cose da evitare" ed il successivo EP "Paradigmi del distacco", i tre componenti del gruppo si mostrano decisamente più maturi e più consapevoli del panorama musicale all'interno del quale sono ormai uno dei progetti più interessanti, complici anche le esperienze live al fianco di Teatro Degli Orrori, Marlene Kuntz e Giorgio Canali. 

Si inizia con le graffianti chitarre di "Vedi", che vanno ad introdurre "La struttura del vuoto", un mosaico di lamenti e sofferenze in musica, accompagnati da un basso crudelmente impietoso e da una chitarra che si insinua in ferite aperte. "L'equazione", distorta e melodica, è un ottimo esempio di post-rock moderno e non eccessivamente ridondante, nonostante la lunghezza del pezzo che supera i 7 minuti, infarcito da una voce intensa e coinvolgente. La dura e violenta "Dentro" imprigiona in un vortice di oscurità e dolore, scandita da un ritornello fatto apposta per essere cantato. Dopo l'esplosiva "Occhio di pesce", l'album subisce un graduale cambiamento di rotta, mostrando un lato più intimistico e riflessivo, sia nei ritmi che nelle atmosfere. "Etere" è una struggente e commovente ballata, che può ricordare a tratti qualche brano di Paolo Benvegnù o Niccolò Fabi. "La lettera" è il ricordo di un amore finito e tuttavia ancora presente, in un pesante dolore soffocato nel silenzio. Si passa poi al recitato mefistofelico di "Caratteri", un salire e scendere tra luce ed ombra, che fa da apripista alla metallica "Inlamina". La successiva "Beautiful sadness", uno splendido testo recitato alla maniera dei Massimo Volume, è un brano profondo, coinvolgente e malinconico. "L'altro", cantata sommessamente, é un brano estraniante, che catapulta in un mondo silenzioso di sensazioni. Si giunge infine a "Istruzioni (per un addio)", traccia che conclude degnamente l'album, ultima goccia di pioggia del vorticoso temporale. 

Impetuoso e a tratti riflessivo, questo album è un'ottima prova per il trio partenopeo, che mostra un buon affiatamento, una tecnica musicale consapevole e delle idee abbastanza chiare su quello che vuol dire per loro fare musica. Il disco non annoia, nonostante alcune tracce decisamente lunghe che tuttavia scorrono piacevolmente. Un difetto riscontrabile è forse l'eccesiva ricerca dell'originalità senza comunque distaccarsi abbastanza da schemi predefiniti, che porta ad un mascherare le melodie con distorsioni a volte non indispensabili. 

Da ascoltare ad occhi chiusi in una stanza buia, lasciandosi trascinare dall'inquietitudine che pervade ogni traccia.

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