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domenica 05 aprile 2020

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Recensione : Akkura – Brucerò la Vuccirìa (con il mio piano in fiamme)

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Titolo: Brucerò la Vuccirìa (con il mio piano in fiamme)
Artista: Akkura
Etichetta: Malintenti
Anno di uscita: 2009
Genere: folk
Voto: 7


A Palermo il futuro già ci fu”. Basterebbe questa frase da sola a rendere l’essenza del lavoro degli Akkura “Brucerò la Vuccirìa (con il mio piano in fiamme)”, un’ opera ambiziosa e critica allo stesso tempo, del genere libro (Dario Flaccovio Editore) più disco che raccontano le emozioni di una Palermo che pian piano sta perdendo la sua naturale bellezza e semplicità, sovrastata da betoniere della fredda borghesia senza cuore che impastano calcestruzzo e denaro senza indugiare; non tutti i residenti rimangono a guardare però, anzi si fanno portatori di una resistenza quasi medievale, disposti al massimo atto d’amore possibile come sacrificare la loro anima (il mercato della Vuccirìa appunto) pur di salvare la città e restituirle quella sua aura candida che la rende madre di tutti i palermitani.

È questo il punto di partenza del lavoro, che vede la collaborazione della penna di vari artisti siciliani affermati come Cesare Basile, Davide Enia e Sergio Algozzino, oltre agli emergenti Alli Traina, Dario Tosini e Andrea Gullotta, nella ricreazione di un vero affresco della Palermo dei nostri tempi, uno spaccato contemporaneo immerso nei vicoli feriti dai segni delle sue continue trasformazioni (“Vicoli Vicoli” ne è l’esempio). Il disco è stato registrato e prodotto in Brasile, per cercare di mantenere un sano distacco ed analizzare al meglio il lento scorrere della vita cittadina ricreandone l’atmosfera da un punto di vista esterno, con la preziosa collaborazione di Moreno Veloso (figlio di Caetano) e Domenico Lancellotti, due figure di spicco della nuova musica brasiliana e mondiale.

L’opera nella sua interezza dovrebbe essere valutata su due piani, quello prettamente musicale e quello di lettura critica di una città che cambia volto in modo troppo veloce; mostrandosi come la colonna sonora perfetta e fonte di ispirazione per il libro, è d’obbligo seguire quel filo conduttore che si ritrova tra racconti e canzoni in un ottovolante di emozioni tra il rimprovero, la speranza e la satira ma senza mai abbandonare la fierezza delle proprie origini.

“Kalsamex” con sonorità messicane racconta la giornata di uno dei quartieri palermitani più tipici e popolari, dove accanto ai mostri metropolitani dei cantieri edili fluisce ancora una vita di “quartiere” (il gommista che urla, il prete che cancella le scritte sui muri) che cerca di farsi scivolare addosso tutto il contorno. “Stanotte non abbiate più paura che ritorna l’ indimenticabile” continua a rassicurare il protagonista Nico (“Nico il Gigante”) con un ritmo molto più spedito, segno di vitalità, con un uso preponderante delle chitarre e un testo immaginario che racconta la speranza dei palermitani che qualcuno li venga a salvare. La seconda parte del disco invece lascia parlare i protagonisti di oggi, in un’atmosfera critica alla Capossela tra attori meridionali, pittori ciechi, muratori che danzano sui tetti alla domenica guardando tutto dall’ alto e nullafacenti che attendono un lavoro: tutto ciò crea una naturale empatia, la sensazione di essere tutti cittadini di questa Palermo descritta alla perfezione dietro la quale è possibile trovare la maestosità e allo stesso tempo la fragilità di ogni luogo vissuto.

L’ album si conclude poi con due pezzi di notevole bellezza ed espressività: la ballata “Diquembra” a metà tra il tribale e le sonorità tipiche del profondo Sud (con l’utilizzo del famoso marranzano) e “Sabbie Immobili”, l’ inno finale dell’ orgoglio di essere palermitani nonostante pregi e difetti, ultimo atto di una reazione gloriosa con il verso “su queste sabbie mobili noi resteremo immobili” ripetuto all’infinito.

 

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