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martedì 07 aprile 2020

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Recensione : SND – Atavism

08.03.2010 - Federico Romagnoli



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Titolo: Atavism
Artista: SND
Etichetta: raster-noton
Anno di uscita: 2009
Genere: Minimal Techno
Voto: 8

 

Attivi sin dalla fine degli anni Novanta sotto la sigla SND, Mat Steel e Mark Fell giungono ora al debutto su raster-norton. L’approdo alla minimal techno segnato da questa prova, era intuibile sin dal precedente “4, 5, 6”, in cui il duo di Sheffield mostrava però ancora dei legami nei confronti della scena glitch. Di quei legami “Atavism” fa tabula rasa: le sedici tracce sono composte da suoni tagliati e rimontati digitalmente in modo da esporre una sequenzialità più o meno organica. Non c'è melodia, è uno studio riguardante esclusivamente il ritmo, un disco del tutto astratto: le battute vengono sfasate più o meno percettibilmente, ma di continuo, e le figure ritmiche risultano del tutto mobili. Il glitch è ormai un’ombra: non ci sono veri disturbi, nessuna frequenza estranea, nessuna saturazione o sporcizia, il timbro più utilizzato è un limpido "tin-tin-tin". L’unico motivo per cui qualcuno si ostina a tirare in ballo la corrente in questione è che ogni “tin”, preso singolarmente, risulta mozzato di netto, in maniera effettivamente invasiva. Il "tin" non è in realtà che la sezione di un tono, troncato in modo da risultare secco e spigoloso, simile a un colpo di percussione: concatenando poi le varie sezioni, si ottiene un autentico flusso ritmico.
“Atavism” è un disco innovativo, un futuristico studio sul ritmo che probabilmente necessiterà del trascorrere del tempo per una piena comprensione. L’unico antenato che riusciamo a rintracciargli, ovviamente con un po' di fantasia e senno del poi, è il primissimo classico degli Orbital, la versione originale di "Chime" targata 1989, lunga dodici minuti. Certo lì si sfociava poi in una costruzione melodica che qui non sussiste; una delle linee sintetiche teneva costante il basso, che qui praticamente scompare; il ritmo seguiva uno schema, qui siamo nell'astrattismo puro; lì si percepiva un mood giocoso e sballato, qui si respira la rigidità della chirurgia e della precisione tecnologica; la grana stessa del suono è agli antipodi (vista anche la diversità dei mezzi utilizzati): il bombardamento puntinista alla base di entrambi i lavori emana però un’aura in qualche modo affine.

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