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giovedì 02 aprile 2020

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Recensione : Lana - Good Morning Apnea

15.03.2010 - Sebastiano Angelini



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Titolo: Good Morning Apnea
Artista: Lana
Etichetta: Riff Records
Anno di uscita: 2010
Genere: Indie Rock
Voto: 7,5

 

Interrotta per due anni l'attività live per dare spazio al lavoro in studio, i Lana riemergono per condividere con noi l'angolo oscuro della mente nella quale si sono rifugiati per concepire Good Morning Apnea. Gli importanti risultati raggiunti a livello artistico (finalisti  nazionali ad Arezzo Wave 2002) e le collaborazioni con membri di spicco della scena indie italiana (Giardini di Mirò, Verdena, Ulan Bator, Tre Allegri Ragazzi Morti), sono una sintesi di esperienze che sapientemente vengono trasformate in musica.

Fin dal primo minuto è chiara l'intenzione del gruppo: lasciarci ammirare un soffocante affresco di toni cupi, pennellate nere avvolte in melodie a metà strada tra il grunge e lo psichedelico. Renderci partecipi della rabbia che permea ogni angolo, rabbia che esplode e si propaga.

“Breath” è rapida, tagliente. Si insinua, ferisce e martella col suo ritmo serrato e la voce roca e sporca al punto giusto.
“Desmond” emerge dal silenzio con nostalgica malinconia e trascina con un pianoforte che mescola le sue poche note con delle chitarre stridenti.
La ballata “Buio” mostra un'ottima versatilità del gruppo nella composizione dei testi, che sono profondi e impetuosi sia in inglese che in italiano. Un basso impeccabile culla ogni parola disperata, sottolineando l'impotenza di fronte al buio che trascina via ogni cosa.
Più classica e prevedibile “Fine”, comunque godibile e piacevole, che non si distacca comunque dallo stile malinconico e cupo del resto dell'album.
E si giunge a “Lana”. Splendida e struggente, ammaliante e solitaria. Racconto di  desideri lontani, sensi di colpa impossibili da sostenere e abbandono. Il brano più bello e sorprendente tra gli otto.
Interessante ma non eccessivamente convincente la traccia “Plexa” mentre la successiva “Mexico” propone un testo diabolicamente recitato con voce strozzata, riff e sonorità hard-rock.
La conclusiva “Monster” si lancia frenetica nelle orecchie dell'ascoltatore. Prorompente e soffocante, chiude un viaggio nel buio.

I Lana ci hanno proposto un album che piace o non piace, che non desidera essere amato al primo ascolto, un lavoro senza vie di mezzo o compromessi. Non ci si blocchi dunque ad una prima impressione superficiale, perché ci troviamo davanti ad uno degli album che mostra la vera qualità della scena underground nostrana. Con difetti ed incertezze certo, ma con un'esplosività tale da far presagire una crescita artistica e musicale di grande livello.

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