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martedì 31 marzo 2020

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Recensione : Carryall - Emotivhate

15.03.2010 - Marcello Moi



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Titolo: Emotivhate
Artista: Carryall
Etichetta: Sin Records
Anno di uscita: 2010
Genere: Ska Punk
Voto: 6,5

 

Aprire l'armadio e tirare fuori una felpa che non usavamo da sette o otto anni. Annusarla, sentire l'odore della naftalina, indossarla e scoprire che ti sta ancora comoda come una volta; questa è più o meno la sensazione che si prova se quella felpa si chiama punk. Eravamo tutti adolescenti a cavallo tra i '90 e gli '00, e per caricarci bastavano tre o quattro power chords messi uno dietro l'altro; circa un decennio dopo, i Carryall provano a restituirci lo stesso entusiasmo con una miscela di punk-rock e ska. Sia chiaro, non fanno nulla per stupirci: “Emotivhate” è una operazione-nostalgia che punta tutto sui ricordi degli ex-adolescenti fricchettoni che oggi si ritrovano ad andare all'università in camicia e maglioncino.
Dopo essere uscito in Germania, Austria, Svizzera, Giappone e Stati Uniti (dove alcuni brani sono stati scelti per le colonne sonore di The OC, Smallville, e Veronica Mars), “Emothivate” esce anche in Italia pronto per ripetere il successo ottenuto all'estero. Le carte in regola ci sono tutte:  la chitarra distorta, i fiati cadenzati a puntino e perfino la cover di un successo degli anni '80 (“What a feeling”). Le dodici tracce sono molto orecchiabili e scorrono lisce fino alla fine, ma sono un po' troppo omogenee e simili tra loro; viene da chiedersi se i Carryall non soffrano della “sindrome da ricerca della hit da classifica”, ovvero di una strana malattia che porta i musicisti a scrivere solo canzoni di un certo format, progettato apposta per avere un alto riscontro di pubblico. In ogni caso,  sindrome o non sindrome, i Carryall suonano bene e nulla si può dire sulla qualità generale di questo prodotto.
Come dicevamo prima, “Emotivhate” è un album molto classico che non si discosta dalla tradizione ska-punk; si è trattato di prendere il meglio di un genere già ampiamente collaudato, coglierne i tratti essenziali e riproporlo con una decina di anni di ritardo per quei fan di vecchia data che ne sentivano la mancanza. Un ritorno all'adolescenza che fa molto piacere, ma alla lunga questo progetto inizia a mostrare la corda; dopo una ventata di giovinezza, arrivare alla fine del disco senza saltare almeno un paio di tracce non è facile.

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