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giovedì 01 ottobre 2020

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Live Report: Shootin’ Stars, Affy Bud + Lorenzo Iervolino @ The Hole

21.03.2010 - Marcello Moi



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La missione che da sempre contraddistingue la nostra testata, ovvero far conoscere i giovanissimi gruppi italiani in barba all'esterofilia sempre più dilagante, da oggi passa anche per gli eventi live: prima tappa di questa serie di appuntamenti è  il circolo culturale “The Hole”, ospiti il duo rock Affy Bud e il trio femminile Shootin'Stars. Inequivocabilmente influenzati dallo stoner e dalla scena grunge i primi, uno strano ibrido tra Sigur Ros, Radiohead e Pj Harvey le seconde, questi due gruppi sembrano essere tutto fuorchè due retroterra culturali destinati a condividere lo stesso palco.
Lorenzo Iervolino, accompagnato dagli Affy Bud in versione “low volume”, apre la serata a cavallo tra letteratura, musica e storie di vita raccontandoci l'infanzia difficile di Eddie Vedder e Jeff Buckley, due icone musicali degli anni '90 fortemente condizionate da un problematico rapporto col padre. Due storie drammatiche, e il fatto che queste vicende abbiano forgiato i loro protagonisti in modo decisivo per la loro futura ascesa nell'Olimpo musicale passa per un attimo in secondo piano; Lorenzo è molto abile nel parlare del “ragazzo di Memphis” e del “benzinaio dalla voce profonda come l'oceano”, facendoci dimenticare che si tratta di due dei più grandi musicisti di tutti i tempi e permettendoci così di cogliere il lato umano di queste vite difficili nella sua interezza. Mentre le parole scorrono, viene da chiedersi se davvero la Musica con la “M” maiuscola sia alla portata di tutti o se possa scaturire solo da drammi così profondi e dolorosi; ma non c'è spazio per questi pensieri, che comunque rimarranno in un cassetto della nostra memoria, perché Lorenzo abbandona il palco e lascia che sia la musica a parlare. Gli Affy Bud sono già sul palco, per cui basta una veloce accordata alla chitarra e si parte.

Eccome se si parte: per un'ora buona il “The Hole” si trasforma in un mattatoio dove nervi, sangue e cattiveria volano nell'aria a ritmo di stoner rock. Sembra incredibile che sei corde e una batteria possano produrre da sole un tale livello di decibel: complice anche la chitarra, continuamente scordata e riaccordata per poter suonare anche la linea di basso, gli Affy Bud potrebbero reggere il confronto con molti dei terzetti o quartetti attualmente in circolazione. Caratteristica peculiare di questo gruppo è la ricerca di un suono volutamente grezzo, ruvido e pieno, in particolare per quanto riguarda i riverberi e i differenti livelli di distorsione. Il repertorio è molto ben nutrito, e dalle facce che si scambiano i due si capisce che decidere le canzoni della scaletta e chiamare gli stacchi della batteria all'ultimo secondo è per loro un divertimento. Suonano furiosi, a tratti sembrano quasi impazziti. Dopo una carrellata di inediti truculenti, praticamente sbrindellati dalle vibrazioni della batteria, ecco che arriva in chiusura una cover dei Cream (“Sunshine of Your Love”) a confermare l'impressione di essere di fronte a due veri animali da palcoscenico old school.
Poco dopo, quando le Shootin'Stars salgono sul palco, si trovano di fronte ad un pubblico che vorrebbe ancora qualche schitarrata, e si sa che scendere a miti consigli con una massa eccitata dal rock non è proprio semplicissimo. Tuttavia, con grande carisma e con grande personalità, le Tre Grazie prendono in mano la situazione e riescono subito ad incantare il pubblico con la loro delicatezza. La loro formazione musicale (tutte e tre frequentano il conservatorio) gioca qui un ruolo determinante, così pure come la loro capacità di passare agilmente dal sassofono al clarinetto, dalla chitarra allo xilofono e dal flauto traverso al basso fretless. Improvvisamente il locale è immerso in un'atmosfera onirica molto particolare: accade che queste tre ragazze candide suonino una musica che di innocente ha ben poco, e che anzi si rivela da subito in tutta la sua sensualità arrivando perfino alla concupiscenza, con buona pace di tutto il pubblico single che è costretto a sorbirsi le effusioni delle coppiette che bazzicano dentro e fuori il locale. Uno stile molto personale e ben studiato, ornato pure da raffinati orpelli come il ricorso a conchiglie e altri oggetti che vengono elevati al rango di strumenti musicali (soluzione già sperimentata con successo dagli inglesi Tunng e dai nostranissimi El Cijo);  doverosa  una citazione per la splendida voce di Francesca Cricco, potente e armoniosa quando serve ma capace anche di intensi sussurri. Chiude questa splendida serata “Lullabyebye”, una buonanotte tutta particolare con un augurio di rincontrarsi al prossimo evento.
Quando si pensa ad un concerto, in genere ci si immagina uno stadio da decine di migliaia di persone completamente pieno. Eventi di portata minore tendono ad essere classificati come marginali, ragion per cui sembra quasi non valere la pena perdere una serata per ascoltare un gruppo che non ha un fan club con almeno centomila iscritti. In realtà, bazzicando le scene della nostra splendida città, ci si rende conto dell'esistenza di una fitta ragnatela di artisti praticamente sconosciuti ai più che fa di questi concerti un'esperienza a tuttotondo. Fotografi, fumettisti, scrittori e (ovviamente) musicisti assai talentuosi sono sempre presenti, e scambiare due chiacchiere con loro a margine del concerto si rivela essere un'esperienza assai più edificante che cercare di sopravvivere a una folla in delirio per l'idolo di turno. Data l'esperienza assai positiva di questa nostra prima avventura nel campo degli eventi dal vivo, e grazie al sostegno di un pubblico che si è dimostrato alquanto sensibile a queste dinamiche culturali, il nostro impegno annunciato è quello di portare in superficie questa floridissima scena tutta tricolore e di fare in modo che questo enorme capitale artistico non venga sprecato per colpa di mere (il)logiche di profitto.


Shootin' Stars, Affy Bud + Lorenzo Iervolino @ The Hole
Foto di Daniele Martongelli


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