Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


martedì 26 maggio 2020

  • MP News
  • Musica

Recensione: Joanna Newsom - Have One On Me

28.03.2010 - Alessandro Nalon



Recensione: Biscuits - Biscuits

Entrando nello specifico, troviamo pezzi come "Astronauta e Minatore", un brano che ha decisamente una propria...
Leggi l'articolo

Recensione: Giubbonsky - Storie di Non Lavoro

E’ il suo primo lavoro, il numero Uno della sua speriamo lunga carriera. ed è gia il Numero Uno della mia...
Leggi l'articolo

Recensione: Nek - E Da Qui

Ebbene sì, Nek è arrivato a vent'anni di carriera e li ha voluti festeggiare nel più classico dei...
Leggi l'articolo

Recensione: Matrimia - Zivili

Mamma mia! Questo è il significato di “Matrimia” in Siciliano, un'espressione usata per esprimere...
Leggi l'articolo

Titolo: Have One On Me
Artista: Joanna Newsom
Etichetta: Drag City
Anno di uscita: 2010
Genere: Pop Orchestrale, Folk
Voto: 7

 

 

Dopo quattro anni di silenzio Joanna Newsom torna con un triplo album contenente un totale di due ore di musica. Lei non è un volto nuovo, nel 2006 ha pubblicato “Ys”, uno degli album più pubblicizzati e discussi della scorsa decade e ora torna a dividere le opinioni con questo “Have One On Me”. Dei collaboratori illustri del precedente album (VanDyke Parks alle orchestrazioni, Steve Albini e Jim O’Rourke alla produzione e masterizzazione) non è rimasto nessuno, e la musica ne risente pesantemente.

Innanzitutto le composizioni seguono formati diversi dal passato: le lunghe fiabe di “Ys” lasciano il posto a brani di pop orchestrale di lunghezza variabile e più orientati a un formato canzone libero, ma con poche ripetizioni di strutture. Il secondo elemento di novità è dato dagli arrangiamenti, meno massicci e più discreti, con gli strumenti dell’orchestra che entrano uno per volta, infilandosi tra i versi della cantante, seguendo il filo narrativo del brano (ora entrano i violini, ora una rullata di timpani…) rubando così all’arpa il ruolo di protagonista. Non che quest’ultima venga riposta nel cassetto – ehm, in soffitta… -, come ci dimostra “81”, il pezzo per sole voce e arpa trapelato a pochi giorni dall’uscita del disco. È facile accorgersi del ripetersi alternato di strofe e ritornelli, mantenendo comunque quel piglio narrativo che è ormai il marchio di fabbrica del songwriting della Newsom e che rimanda a tradizioni musicali popolari del passato. La delicatezza in punta di piedi di “81” non è che una singola sfaccettatura del disco, che sa sfoggiare anche brani meno dimessi e più solari, come il pop ‘60s di “Easy” (forse il brano migliore) o il contry-pop di “Good Intentions Paving Company”, sviluppato su un passo ballabile di batteria e piano.

Il primo dei tre cd è forse quanto di meglio offre la raccolta, il secondo invece si adagia su un cantautorato più intimista e minimale (mitchelliano, a tratti), senza ostentare la fantasia compositiva delle tracce sopraccitate. “You and Me, Bess” resta comunque un brano di gran classe, col suo gioco di squadra di armonie vocali, arpa e sporadici ottoni.

Il terzo disco continua sulla scia delicata del secondo, ma tra i suoi raffinati quadretti folk (si fa per dire, il brano più breve non scende sotto i sei minuti!) annovera la deliziosa “Soft as Chalk”, una piano-song con una delle sue melodie migliori. “Ribbon Bows” sboccia nel finale, con delle sottilissime pennellate di archi (anni luce dai bombardamenti orchestrali di Parks in “Ys”) e così anche “Kingfisher”, un brano dilatato in nove minuti che si sviluppa pian piano, ma che soffre per l’eccessiva lunghezza, nonostante alcuni momenti paradisiaci.

È questo il difetto maggiore dell’album, nonostante l’approdo a strutture più consolidate e metabolizzate dal pubblico pop-rock, Newsom non rinuncia a delle pesanti lungaggini e se in “Ys” queste erano fondamentali e funzionali al mezzo adottato, qui appaiono del tutto fuori luogo, essendo “Have One On Me” un disco pop, pur in senso lato. 

Aggiungiamo il fatto che la qualità è decisamente poco costante nell’arco delle due ore di durata e abbiamo così un disco non del tutto riuscito, ma che può vantare alcuni pezzi di qualità straordinaria e una cura meticolosa per i dettagli.

 

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.