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sabato 19 settembre 2020

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Live Report: A Silver Mt.Zion Memorial Orchestra @ Circolo degli Artisti

08.04.2010 - Edoardo Iervolino



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Qualcuno lo chiama rock da camera. Qualche altro, un po’ più benpensante, lo etichetta come modern classical. Chi vuole utilizzare termini più frequenti e semplicistici scrive post rock o, con un salto carpiato tra i generi, art rock. Noi preferiamo chiamarli A Silver Mt.Zion Memorial Orchestra; banalmente A Silver Mt.Zion. 

Non avevamo mai visto un loro concerto nonostante, da sempre, tutti quelli che conosco che ne sono usciti me ne parlavano come fossero davvero imperdibili. E’ bello scoprire di avere conoscenze con un gusto così sottile, elevato e sensibile. Ieri al Circolo degli Artisti di Roma, Efrim e compagnia ci hanno donato due ore tonde di musica, leggera (nel senso più alto del termine), sopra le righe, alternativa e tremendamente sensibilizzante. Le atmosfere hanno regalato al pubblico momenti di freddo godimento: i violini, cornice ai limite della musica celtica, costruivano tappeti sonori morbidi come le nuvole sopra le città canadesi, pronti ad essere violentati dall’overdrive di chitarra e da violenti battiti di rullante. Paradiso e inferno mischiati l’un l’altro, senza ordine o continuità. 

E’ musica che spezza i cuori, che narra, poeticamente, di infiniti viaggi in autostrada tra il Canada e gli Stati Uniti, di sedie elettriche e suoni mortiferi, di solitudini e mancanze, che decostriusce speranze ridandoti fiducia. Poco stomaco, tanto cuore. 

Non sono mancati, come sempre, interazione con il pubblico romano che ha rivolto una serie infinita di domande ad uno scatenato Efrim in versione David Letterman. Così giù a sparlare di Facebook e di MySpace, rovina delle band e della privacy dei cittadini; il solito scontento cronico chiede anche in questa sede che si pensa della figura di Silvio Berlusconi, condannato da Efrim agli inferi in compagnia di G.W.Bush e del cristallizzatore-conservatore Stephen Harper, primo ministro canadese. Poi qualche domanda scontata sui Godspeed You! Black Emperor, storica band di cui Efrim è fondatore e da cui sono nati gli stessi Mt.Zion, sul balsamo per capelli e sulle case discografiche. Quest’ultima ha scaturito la caustica risposta su come sia facile per Arcade Fire e Radiohead innovare il mondo del mercato discografico con i soldi in tasca. 

Torniamo alla musica: splendida “1,000,000 Died to Make This Sound”, ultima canzone prima del bis, in cui il modo di cantare di Efrim, un incrocio tra David Gahan, Tom Yorke e un muezzin, ha raggiunto vette non umane. La migliore è stata forse la conclusiva “There Is Light”, estratta dall’ultimo album “Kollaps Tradixionales”, vera e propria canzone della vita, del bel vivere e dell’ottimo sentire.

Il Circolo degl Artisti si dimostra nuovamente un luogo dove sentire musica di qualità elevatissima, così come i Mt.Zion si dimostrano band da sentire dal vivo almeno una volta nella vita. Siamo usciti quasi con le lacrime: raccomandati a chi piacciono le cose belle. 

 

Foto di: Nimahel (MySpace, Flickr)

 

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